31 ottobre 2008

Nostalgia in salita.

Se i pensieri avaneri sono anche una disposizione dell'animo, e gli amici che leggono questi appunti lo dimostrano, allora mi sento di scrivere questo pezzo lontano da Cuba, con il cuore in salita. La Rampa, il tratto di calle 23 che parte da Infanta ed arriva a L, cioè i 500 metri in pendenza che vanno dal Ministero del Commercio Estero all'hotel Habana Libre, è uno dei luoghi più conosciuti della capitale di tutti i cubani, come dice il famoso cartellone prima del Tunnel.
Un luogo emblematico che ebbe il suo sviluppo negli anni '40, se si pensa che agli inizi del secolo era una zona dove imperversavano ancora le mareggiate e le uniche costruzioni che si vedevano nelle foto d'epoca erano gli edifici del cabaret Montmartre e dell'Hotel Nacional, non propriamente sulla Rampa, quelli dell'attuale Ministero del Lavoro e dell'ormai scomparso Alaska.
All'angolo di 23 e L, dove ora si trova la gelateria Coppelia, fino al 1954 ha prestato i suoi servizi l'ospedale Reina Mercedes. Mentre di fronte all'ospedale, percorrendo L, in quello che è oggi il parcheggio di automobili vicino al cinema
Yara, si trovava invece la casa del generale Alberto Herrera, capo dello Stato Maggiore dell'Esercito dal 1922 fino alla caduta di Machado, avvenuta nel 1933.
Lo sviluppo della zona avvenne alla morte di Bartolomé Aulet, proprietario di gran parte dei terreni, quando suo nipote Evelina, contravvenendo alle disposizioni dello zio, vendette l'enorme fortuna. Tra gli imprenditori che edificarono nella zona, incontriamo anche il nostro connazionale Amedeo Barletta, che con la sua agenzia AMBARMOTORS fu il rappresentante della General Motors a Cuba, con appunto sede nell'edificio dell'odierno Ministero del Commercio Estero. Durante la seconda guerra mondiale, in base alle disposizione nei confronti dei cittadini dei paesi appartenenti all'Asse, fu espulso dal paese, ma nel 1946 ritornò a Cuba intraprendendo molteplici attività economiche, soprattutto nel campo dell'informazione. Era infatti uno dei concorrenti dei fratelli Mestre che costruirono sulla Rampa il famoso edificio Radio Centro, oggi sede della televisione cubana, ed il cinema Yara, l'ex Wagner, inaugurato con il film Night and Day. L'entrata costò allora 10 pesos, mentre oggi ne vale 5.
Da quel momento, questa strada in salita vide nascere numerosi edifici e condomini, come il Ritiro Medico con i suoi murales dipinti da Wilfredo Lam, ristoranti e locali notturni, agenzie bancarie e pubblicitarie. La costruzione attualmente occupata dagli uffici delle compagnie aeree era un centro commerciale dove esposero gli artisti del gruppo de Los Once, che rivoluzionarono l'arte plastica contemporanea. Nel negozio La California, Frank País, la settimana prima del suo assassinio, impartì gli ordini del Movimento 26 Luglio ai suoi compagni.
La Rampa è una strada speciale, basta osservare i suoi marciapiedi di granito, lastricati di pitture o fermarsi a guardare il Pabellón Cuba. Fu costruito in 70 giorni su progetto degli architetti Juan Campos ed Enrique Fuentes che pensarono ad un'opera ariosa, immersa tra la vegetazione, che sfruttasse la naturale pendenza e prospettiva della zona. L'inaugurazione avvenne nel 1963, in occasione del Congresso Mondiale degli Architetti, a cui parteciparono circa 2000 professionisti del settore. La nota di colore è che il battesimo di questa importante opera fu fatto con una “tremenda rumba” e perfino gli architetti ballarono accodandosi alla comparsa che scendeva la Rampa, mentre musicisti come Pacho Alonso suonavano lungo il percorso.
In questo momento a Bozen il termometro segna 6 gradi e piove, per fortuna ci sono i pensieri avaneri
...

28 ottobre 2008

28 ottobre 1962 Fine crisi dei missili a Cuba


Il 28 ottobre 1962 finisce la crisi dei missili di Cuba, iniziata tredici giorni prima dopo la scoperta da parte degli aerei spia americani di batterie di missili nucleari sovietici sull'isola e in seguito all'avvicinamento politico tra il regime di Fidel Castro e l'Unione Sovietica di Nikita Krusciov. Il presidente americano John Kennedy chiede lo smantellamento immediato delle rampe e il ritiro dei missili; l'isola viene posta in stato di quarantena dalla flotta americani. Krusciov prende tempo ma poi cede. I missili vengono ritrirati. Il mondo tira un sospiro di sollievo, mai nella storia della guerra fredda si è sentito così vicino alla terza guerra mondiale; durante la crisi: la miglior performance presidenziale di Kennedy, particolarmente dopo la disastrosa conduzione della tentata e fallita invasione di Cuba da parte degli esuli oppositori di Castro nell'aprile precedente. (La Stampa)

23 ottobre 2008

Discendenti italiani a Cuba

Più volte, nei nostri post, abbiamo fatto riferimento alla presenza italiana a Cuba. Finalmente, sul modello delle già esistenti associazioni Canaria, Asturiana, Gallega, ecc. sta per nascere quella che riunirà tutti i discendenti dei nostri compatrioti che, nel corso dei secoli, hanno lasciato l'Italia per trasferirsi a Cuba.
Sabato 1 novembre, si terrà all'Avana, presso il Palazzo delle Belle Arti, la riunione del "Gruppo di Discendenti ed italiani residenti a Cuba" per discutere ed approvare il progetto degli Statuti dell'Asociacion Cuba-Italia, promossa dall'amico Ernesto Marziota, professore universitario d'origini calabresi, e che sarà intitolata a Miguel A. D'Estefano Pisani, insigne giurista e Premio Nazionale delle Scienze Sociali a Cuba, di cui parleremo nei prossimi giorni.
Nel corso della riunione saranno resi noti i anche preparativi della "Mostra Fotos de familias italo-cubanas", che sarà allestita in occasione della XI Settimana della Cultura Italiana a Cuba.
Alla riunione non potrò partecipare, ma sicuramente non mancherò alla Mostra.

22 ottobre 2008

Vacanze in Italia

Finalmente in Italia! Nella nottata tra lunedì e martedì, dopo un lunghissimo viaggio - con ben 8 ore di attesa a Madrid - finalmente sono arrivato in Italia. Dopo un anno, riabbracciare i familiari e gli amici più cari è davvero una gioia immensa, anche la maggioranza delle attenzioni - come logico - sono state riservate al piccolo Giovannino!
Nota gastronomica: finalmente ho potuto mangiare una pizza degna di tale nome, con tanto di mozzarella di bufala. Quella della foto, mi sembra ormai un incubo!
Ho avuto modo di sentire telefonicamente Stefano, anche lui adesso in Italia, ma molto più al nord (quasi Austria), che, nonostante gli impegni familiari, sta preparando un post sul cuore del Vedado...

17 ottobre 2008

Finalmente le ferie!!!

Finalmente le vacanze e si ritorna in Italia!!! Dopo un anno di lavoro e di assenza dal suolo patrio, domenica sera parto dall’Avana, accompagnato da moglie e pupo, per far rientro, seppure per soli 20 giorni, nella bellissima provincia di Salerno…
Ho proprio bisogno di “staccare un po’ la spina” e poi, motivo di particolare gioia, Giovannino finalmente conoscerà la nonna italiana, gli zii e le zie!

16 ottobre 2008

Ufo all'Avana!!!

Sempre alla ricerca di curiosità o fatti interessanti, oggi vi propongo un avvistamento di ufo all'Avana, con tanto di foto. La vicenda risale al maggio del 1956 e fu pubblicata dal mensile "Gente", nel numero di giugno, con le foto scattate il giorno del presunto avvistamento.
Diverse telefonate avevano segnalato alla redazione del mensile la presenza di strani oggetti volanti, nell'area dell'allora in costruzione Piazza della Repubblica, oggi della Rivoluzione.
Ma leggiamo l'articolo: «Una telefonata alla redazione di Gente. Sembrava una chiamata delle tante, ma non lo era. Esattamente alle 12 di sabato 17 (maggio 1956) la telefonista sorrideva con il ricevitore all'orecchio. Chi telefonava assicurava che i marziani stavano invadendo l’Avana…»
Dopo cinque minuti, un'altra telefonata segnala lo stesso fatto: «
È qui, vicino la rivista. Sulla Piazza della Repubblica ci sono numerosi dischi volanti».
Si recano così sul posto un giornalista ed il fotografo.
«Non c’erano molte persone. Alcuni lavoratori ed un gruppo di passanti segnalavano sorpresi al cielo. Effettivamente, a circa mille piedi d’altezza, piccoli oggetti si movevano lasciando dietro di loro una scia luminosa.
- Quello che si vede è il riflesso del sole sul monumento a Martí o i vetri della Corte dei Conti (attuale sede del Ministero dell’Interno), segnalava un incredulo.
Gli oggetti erano scomparsi e si vedeva solo il cielo azzurro, interrotto a tratti da leggere nuvole passeggere, mentre il sole di mezzogiorno si faceva sentire sempre di più».
All'improvviso, però, mentre
il fotografo scatta alcune foto, ritornano i dischi volanti.
«Sembravano una macchia scura in lontananza. Improvvisamente, ad una velocità vertiginosa il disco è sceso direttamente sul Monumento a Martí. Si avvicinava sempre di più, senza quasi lasciare tempo al fotografo di scattare foto», scriveva il giornalista.
«Quando già il violento impatto con il Monumento a Martí sembrava imminente, lo strano oggetto, che poteva identificarsi con una piccola sfera schiacciata alle due estremità, lanciò un nuovo raggio luminoso, per scomparire all'orizzonte, davanti al nostro sguardo sopreso».
Nessuno ci dirà mai se era semplicemente una bufala giornalistica, sembrerebbe certo però che gli UFO preferiscono il mese di maggio per visitare Cuba e L'Avana. L'ultimo avvistamento, infatti, risale all'8 maggio 2004, come testimonia la nota "
Avvistamento UFO a L'Avana", dell'autorevole agenzia di stampa cubana Prensa Latina. Non hanno tutti i torti: giugno, luglio ed agosto sono eccessivamente caldi!

15 ottobre 2008

Tutta la vita davanti

Ieri sera, come sperato, sono riuscito ad andare alla proiezione del film "Tutta la vita davanti", per l'innaugurazione della Mostra del Giovane Cinema Italiano, che si svolgerà fino a domenica 19 ottobre, presso il Cinema Riviera dell'Avana.
La sala era veramente piena, tantissimi cubani e pochi italiani. Come annunciato erano presenti il regista Paolo Virzì, la bravissima e bellissima attrice Micaela Ramazzoti, il presidente della Medusa Film, Carlo Rossella, l'ambasciatore Domenico Vecchione, Gaetano Blandini, Direttore Generale per il Cinema del nostro Ministero della Cultura, Daniele Lorenzi dell'ARCI e Greta Barbolini dell'UCCA.
Un film molto bello che -
anche se solo emotivamente - mi ha riportato per alcuni istanti in Italia, dalla quale ormai manco da quasi un anno.

13 ottobre 2008

L'Avana, Mostra del Giovane Cinema Italiano

Il Cinema Riviera, nella centralissima calle 23 tra G e H del Vedado, da domani fino a domenica 19, ospiterà la "Muestra de Cine Joven Italiano", dedicata all'opera del nostro registra Paolo Virzì.
Nel corso della kermesse, promossa dall’Istituto Cubano dell’Arte ed Industria Cinematografica, dal nostro Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dall’Unione Circoli Cinematografici ARCI, saranno proiettati i seguenti film diretti da Paolo Virzì: Tutta la vita davanti, la Bella Vita, Ferie d’Agosto, Caterina va in città, Ovosodo, Baci e Abbracci e My name is Tonino.
Saranno proiettati inoltre i film-documentari: Parole Sante (di Ascanio Celestini), Vogliamo anche le rose (di Alina Marazzi), Il sibilo lunga della taranta (di Paolo Pisanelli), Improvvisamente l’inverno scorso (di Gustav Hofer e Luca Ragazzi) e Madri (di Barbara Cupisti).
L’inaugurazione che si terrà domani 14 ottobre, alle 20.30, con la proiezione di “Tutta la vita davanti” e vedrà la parteciperà anche del registra Paolo Virzì. Cercherò di non mancare, visto che – proprio oggi – mi hanno regalato due biglietti.
Sul sito CUBACINE è possibile consultare il programma completo della Mostra.

09 ottobre 2008

Cuba, cooperazione.

Nei giorni scorsi ho partecipato per lavoro ad un’iniziativa molto interessante riguardante la cooperazione internazionale.
È stato il II Incontro Internazionale del PDHL (Programma di Sviluppo Umano Locale), in occasione dei 10 anni della sua fondazione. Questo organismo è un programma congiunto del Governo (il MINVEC soprattutto, cioè il Ministero per l’Investimento Straniero e la Collaborazione Economica) e del PNUD (il programma per lo sviluppo dell’ONU) di Cuba.
L’iniziativa è iniziata nel 1998 come strategia delle Nazioni Unite per accompagnare l’impegno delle autorità nazionali. In pratica il PDHL favorisce il coordinamento della cooperazione internazionale, a sostegno dei processi di sviluppo prioritari, contribuendo al raggiungimento degli Obbiettivi di Sviluppo del Millennio in ambito locale. Gli otto punti che si sono prefissati nel settembre del 2000 i 189 leader internazionali sono d’eliminare la povertà estrema e la fame, raggiungere l’educazione elementare universale, promuovere l’uguaglianza tra i sessi e l’autonomia della donna, ridurre la mortalità infantile, migliorare la salute materna, combattere l’HIV/AIDS, la malaria ed altre malattie, garantire la sostenibilità ambientale, incoraggiare un’associazione globale per lo sviluppo. Tutto questo entro il 2015, riducendo le disuguaglianze esistenti tra, ed all’interno dei paesi.
Il programma del PDHL a Cuba è stato un esempio positivo, presente in 8 province e 60 comuni, con quasi 1000 progetti di cooperazione decentrata con organismi stranieri. L’Italia fa la sua bella figura ed all’incontro hanno parte diversi connazionali, tra cui i rappresentanti della Zona del Cuoio, quella tra Firenze e Pisa, sempre impegnati all’Avana Vecchia. I loro contributi sono infatti destinati alla riabilitazione del centro storico avanero, con progetti di laboratori per insegnare un mestiere ai giovani, aiuti alle scuole (tra cui la Carlos Manuel de Cespedes di calle Cuba, dove mia figlia più grande ha frequentato i primi tre bellissimi anni di scuola), la creazione di una ludoteca, il sostegno agli anziani (o meglio agli “adulti maggiori”, come li chiamano qui) nell’ex convento di Belen.
A proposito di edifici sacri recuperati per altri usi, voglio sottolineare il magnifico dove si è svolto il congresso. Questo edificio, sito in calle Aguiar 402 angolo con Obrapía, fu edificato nel 1693 come Oratorio, dopodichè, nel 1751, per un breve periodo fu adibito alle funzioni; dal 1884 diventò sede della Società Economica degli Amici del Paese, condividendo lo spazio con altre funzioni di carattere educativo e culturale.
Nel 1923 cambia completamente, diventando proprietà del “Banco del Commercio”. Come ci segnala l’attento ricercatore Guillermo Jiménez nel suo voluminoso “Los proprietarios de Cuba
1958” (Ciencias Sociales, 2006), questo istituto era stato da poco creato da José Ignacio De La Cámara O’Reilly dopo aver ristrutturato nel 1919 l’ex banca di suo suocero, la “Hijos de R. Argüelles”. Dopo esserne diventato vicepresidente, riuscì a salvarla dalla bancarotta dovuta alla crisi del ’29 e dal 1935 ne fu il presidente ed il secondo maggior azionista dopo i fratelli Solis Alió, i principali proprietari. Nel 1954 il “Banco del Commercio” si fonda con la “The Trust Company of Cuba” nella più famosa manovra bancaria dell’epoca. I vecchi azionisti entrano nel consiglio d’amministrazione, presieduto dal proprietario Agustín Batista González Mendoza, uno dei personaggi più ricchi e sicuramente il più importante banchiere di Cuba.
Il suo istituto viene segnalato tra i primi 500 al mondo, con 26 succursali e 800 impiegati. Non a caso la sua sede è in Obispo n.257, in quella che può essere definita la City dell’Avana del tempo: non distante si trovavano la Borsa e l’edificio della potente “The Royal Bank of Canada”, sita in Aguiar N.367. Questa imponente struttura, in via di ristrutturazione, guarda ora d’alto l’ex oratorio, costruito dapprima seguendo i canoni barocchi, ma che poi, durante la sua trasformazione in istituto bancario, fu decorato con elementi tipici del rinascimento spagnolo. Ai giorni nostri, completamente ristrutturato dall’Oficina del Historiador de La Habana, è la Sede dell’Arte Lirica e Operistica. Della banca conserva le enormi casseforti, coperte da un pannello.

07 ottobre 2008

La nuova birra Varadero

Domenica mattina, nel consueto giro tra mercati agricoli e negozi, ho notato sugli scaffali de “La Sirena”, in avenida 51 e 132, Marianao, accanto alle già note Bucanero, Bucanero Max, Cristal e Mayabe, la nuova birra cubana Varadero. Come potete vedere dalla foto, ha il logotipo ed i colori del già famoso rum che porta lo stesso nome.
E’ una birra chiara, una pilsen, con una gradazione alcolica di 5,2 gradi. Al momento è in vendita solo in bottiglia, ma è previsto per il futuro anche il formato in lattina. E’ prodotta,
in esclusiva per la Corporazione Cimex, dalla Cerveceria Tínima di Camagüey, che presto dovrebbe lanciare anche la birra Caney.
Il costo è leggermente inferiore a quello delle altre birre cubane, 90 centesimi. Negli altri negozi, sempre della stessa catena, nessuna traccia della Cerveza Varadero. Sarà stata una prova commerciale?
Logicamente l’ho comprata e provata. Sono sincero: nulla d’eccezionale, preferisco restare fedele alla vecchia Bucanero.

06 ottobre 2008

Week-end all'Avana

Vivere lontano dal proprio paese, dalla propria famiglia sicuramente non è facile. Fortunatamente, però, ci sono gli amici, con i quali parlare del più e del meno e sentirsi – magari anche solo per alcune ore - seduti al tavolino del bar della propria città.
Per non perdere l’abitudine e come appuntamento fisso ormai, anche sabato, ci siamo incontrati io e Stefano. Insomma la nostra “riunione di redazione” che, come sempre, si è tenuta presso la confortevole Casa Pasqualon, nella centralissima calle Linea del Vedado.
Tra l’ottimo caffè e tante sigarette “Popular”, si è parlato un po’ di tutto: lavoro, famiglia e passioni, blog incluso.

Domenica mattina, invece, insieme a Giovannino – ovviamente in passeggino - ho fatto un giro per i mercati agricoli di Marianao, prezzi calmeriati ma offerta limitata a: zucca, guayaba, limoni, aglio, avocado, boniato, bietole e spinaci. Nei negozi in “divisa” il riassortimento è ormai evidente ed i prezzi – come confermato più volte dalle autorità – non sono assolutamente aumentati. Sugli scaffali, inoltre, ho notato anche alcuni prodotti nuovi, sia importati che cubani. Di questo, però, parleremo domani.
Nel pomeriggio, come sempre e Giovannino permettendo, mi sono dedicato ai fornelli: ziti al ragù con "tracchie" di maiale...

02 ottobre 2008

Gustav dal volto umano.


Il governo dell’avvocato Federico Laredo Brú (1936-1940) ha l’indubbio merito di avere promosso la nascita dell’assemblea che scriverà una tra le migliori e più progressiste costituzioni dell’epoca, promulgata il 5 giugno 1940. Passerà alla storia con il nome di Costituzione del 40. Il rappresentante del Partito Rivoluzionario Cubano Autentico firmerà durante il suo mandato anche diverse leggi in campo economico, sanitario ed educativo. Questo Presidente sarà però ricordato per un tristissimo episodio, quello della nave da crociera San Luis. La storia di questa grande e lussuosa imbarcazione mi è stata suggerita da mia cognata Milagros che si è ricordata di averne letto qualcosa alcuni anni fa. Il San Luis copriva la tratta tra Amburgo e l’America, poteva trasportare 400 passeggeri in prima classe e 500 in quella turistica. Nel 1939 era comandato dal capitano Gustav Schröder, responsabile dei 231 membri dell’equipaggio. Mentre s’inaspriva la persecuzione degli ebrei, ad alcuni di essi, esattamente 936 persone, in maggioranza abbienti e che avevano dovuto rinunciare a tutti i loro beni, venne concesso d’imbarcarsi su questo transatlantico. I nazisti, per pura propaganda, volevano così dimostrare che gli ebrei tedeschi erano liberi di recarsi ovunque volessero. Tra l’altro, a bordo dell’imbarcazione, si trovavano delle spie, che una volta giunte in America, avrebbero raccolto importanti informazioni sull’esercito statunitense. I passeggeri partirono il 13 maggio 1939 con destinazione L’Avana, da lì molti speravano infatti di raggiungere successivamente gli Stati Uniti e di rientrare nelle quote d’emigranti previste in quel periodo. Dopo un viaggio in cui il capitano ordinò ai suoi uomini di trattare i passeggeri con rispetto, come abitualmente avveniva in un transatlantico di questo tipo, il 23 maggio il San Luis, ormai prossimo alle coste cubane, ricevette un messaggio di possibili complicazioni: le autorità dell’Avana erano intenzionate a negare l’asilo ai passeggeri. Il capitano organizzò immediatamente un comitato per affrontare il problema. È necessario infatti spiegare che il governo cubano, proprio nel 1939, aveva stabilito con il decreto legge numero 55 di ridurre l’entrate nel suo territorio, valutando la richiesta e distinguendo due categorie, quella di turista e quella di rifugiato. In quest’ultimo caso, era necessario un visto d’entrata ed il pagamento della somma di 500 dollari, che permetteva di dimostrare che la persona non sarebbe stata un peso per le finanze pubbliche. Questo decreto aveva però il difetto di non definire bene la differenza tra turista e rifugiato, e così in questa breccia qualcuno ci sguazzava, vendendo i permessi d’entrata. Per farla finita con questa pastetta, il presidente Laredo Brú intervenne con il nuovo decreto 937, revocando tutti i visti precedentemente rilasciati. In questo modo i passeggeri del San Luis si trovarono spiazzati, perché gli veniva di fatto negata l’entrata, nonostante i visti già concessi dall’ambasciata cubana in Germania. Altre fonti, a parte il decreto legge, segnalano le pressioni esercitate sull’autorità cubane dal governo statunitense, impegnato a limitare le quote di potenziali emigranti provenienti dall’Europa centrale. Per i passeggeri del San Luis i risvolti burocratici incominciarono però ad avere una rilevanza drammatica, dato che lo spettro di un drammatico ritorno in Europa diventava sempre più reale. Il capitano Schröder, tentando una nuova soluzione, si diresse allora direttamente verso le coste della Florida per chiedere un nuovo permesso d’asilo. Nonostante la disponibilità dell’allora presidente Franklin Delano Roosevelt, l’opposizione del segretario di stato Cordell Hull e dei democratici del sud, impedì questa soluzione. Il 4 giugno venne quindi rifiutato un approdo in territorio statunitense ed il giorno successivo il San Luis fece rotta verso il Canada, dove ricevette però un’ulteriore risposta negativa. Il capitano, davanti all’impossibilità di trovare un’alternativa in questi territori, decise disperatamente di tornare in Europa. Durante il viaggio alcuni stati accettarono di condividere tra loro una parte dei passeggeri. Arrivati quindi nel porto d’Anversa, i rifugiati si divisero tra il Belgio, il Regno Unito, la Francia ed i Paesi Bassi. Alla fine del conflitto mondiale, solamente in 240 sopravvissero all’olocausto. Il generoso capitano Schöder, tornato in patria, non proseguirà nella sua attività. Nel 1957, due anni prima della morte, verrà insignito di un’onorificenza da parte delle autorità della Repubblica della Germania Democratica (DDR). Il suo nome è ricordato nel Giardino dei Giusti e nel Museo dell’Olocausto in Israele.

26 settembre 2008

L'Avana, solo volo.

Qualche settimana fa nel Terminal Interprovinciale degli Autobus dell’Avana ho comprato il libro “La Habana que va conmigo” (Edizioni Letras Cubanas, Collecion Voces), un’interessante selezione di Mario Coyula. Si tratta di una serie d’interviste o dialoghi con importanti personaggi avaneri che raccontano la loro città. Ancora una volta incontriamo Segundo Curti Messina, che ormai quasi novantenne, ci offre uno spaccato della storia della capitale cubana. Incalzato dalle domande di uno scrittore del calibro di Miguel Barnet e dello stesso Coyula, architetto ed urbanista, Curti dimostra una memoria ed uno spirito invidiabili. Il suo contributo s’intitola “L’Avana, una delle grandi città del mondo” e Segundo inizia con un emozionante “lasciatemi dire che sono figlio d’italiani” che apre una serie d’aneddoti tutti interessanti. Tra questi spicca addirittura un’impresa storica e cioè il famoso raid delle due Americhe compiuto nel 1927 dal grande aviatore italiano Francesco de Pinedo. Questo pioniere del volo nasce a Napoli il 16 febbraio 1890, quasi 20 anni prima di Curti. Di buona famiglia, studia arte e letteratura, con una grande passione per la musica, tanto che porterà nel suo raid americano addirittura un grammofono con i dischi. Si arruola a 18 anni nella Regia Marina, ottenendo in seguito il brevetto di pilota, e durante la Grande Guerra entra nella nuova arma delle Regia Aeronautica. Guadagna promozioni ed onorificenze ed organizza un volo Italia-Australia, via Giappone. Sceglie come velivolo un idrovolante S16 della Savoia-Marchetti, trasformando due dei quattro posti in serbatoi ausiliari e in depositi per le parti di ricambio. Dopo aver battezzato l’aereo “Gennariello” in onore di San Gennaro, insieme al suo compagno Ernesto Campanelli decolla da Sesto Calende il 20 aprile 1925. Nonostante diversi inconvenienti i due ritornano in tempo a Roma, accolti dalla folla festante. Pinedo riceve il titolo di marchese dal re Vittorio Emanuele e la medaglia d’oro dalla Federazione Aeronautica Internazionale. Un secondo grande raid viene incoraggiato addirittura da Mussolini e questa volta De Pinedo tocca le coste africane, passa sull’atlantico, giunge in Argentina, trasvola le foreste amazzoniche, sorvola gli Stati Uniti, per arrivare in Canada e riprendere la via di casa attraversando nuovamente l’Atlantico: un viaggio di 27.000 miglia. Visto il successo delle imprese, la Savoia – Marchetti, sponsor ante litteram, gli fornisce il nuovo idrovolante S55, un catamarano con doppia carlinga a due motori accoppiati in linea. De Pinedo, progettando un volo “americano”, lo battezza "Santa Maria", come la famosa caravella. Suo compagno di viaggio è il capitano Carlo del Prete, mentre la parte meccanica è curata dal sergente Vitale Zacchetti. La “Santa Maria” decolla da Sesto Calende per Cagliari, ed il 13 febbraio 1927 dalla Sardegna inizia ufficialmente il volo transoceanico. Dopo alcuni problemi tecnici e 15 ore di volo, l’idrovolante raggiunge il territorio brasiliano. Da lì parte per Buenos Aires dove è atteso da un mare di folla.
Dopo aver sorvolato le selve sudamericane, De Pinedo ed i suoi compagni giungono all’Avana. Qui la prodigiosa memoria di Curti Messina sbaglia l’anno indicando il 1929, ma ricorda che gli aviatori italiani ammararono dove oggi si trova la stazione di polizia fatta costruire dal Comandante Pedraza in calle Cuba angolo con calle Chacon. In quella zona, la famosa Cortina de Valdés, allora c’era ancora il mare. Era il 28 marzo del 1928. Come ci rammenta Curti, gli idrovolanti partono poi per gli Stati Uniti ed il 29 marzo, una data storica per l’aviazione italiana, toccano per la prima volta il territorio del grande paese nordamericano, a New Orleans. Giunti in Arizona, per un fatale errore umano un mozzicone lanciato in acqua vicino all’idrovolante incendia il velo di benzina galleggiante ed il fuoco distrugge il velivolo. Non va però in fumo l’impresa, perché dall’Italia mandano un idrovolante nuovo e da New York riprende il tour americano ed infine la via oceanica per il ritorno ad Ostia.
Segundo Curti Messina ci ha lasciato questo ricordo avanero il 7 maggio 1999, a sei mesi dalla sua morte. È stato un dei grandi combattenti rivoluzionari degli anni trenta, ministro dei governi repubblicani dei presidenti Grau e Prío.

25 settembre 2008

Come trasferirsi e lavorare a Cuba?

Sono già tante le e-mail che ci sono arrivate, da parte dei lettori che, spinti magari dall’amore o la passione, ci chiedono come trasferirsi a Cuba, come trovare un lavoro o iniziare un’attività imprenditoriale.

E' un passo da valutare bene e non è così facile, ma cercherò di analizzare le possibili soluzioni, come già fatto nelle numerose risposte sul tema.
Com’è noto, il normale visto turistico permette un soggiorno a Cuba, non superiore ai 60 giorni. Il visto familiare, invece, rilasciato dall’Ambasciata o dal Consolato, consente una permanenza a Cuba fino a 90 giorni. Chi è sposato con un cittadino cubano titolare di un P.R.E. (Permesso di residenza all’estero), arrivando a Cuba insieme al coniuge, può prorogare il visto familiare A-2, ogni 3 mesi, fino ad un massimo di 11 mesi e 29 giorni, sempre che si abbiano entrate sufficienti per vivere quasi un anno senza lavorare.

Per poter risiedere e lavorare a Cuba c’è bisogno o della “Residenza Permanente” o della “Residenza Temporale”.

Parliamo prima della “Residenza Permanente”, va richiesta all’Ambasciata in Italia, presentando un formulario, riempito in spagnolo ed in tutte le sue parti, a cui vanno alleggati i seguenti documenti: 1) certificato di nascita, 2) certificato di residenza, 3) Esami radiologici del torace, sierologici e test dell'AIDS, realizzati da non oltre 6 mesi, 4) Attestato di capacità tecnica e pratica, per i maggiori di 16 anni e minori di 60, possono essere certificati di studio, lavoro o pensione, 5) Certificato dei precedenti penali, rilasciato da non oltre 3 mesi, 6) Solvibilità economica, bisogna aprire in pratica un conto in una banca cubana con un saldo non inferiore ai 5.000 dollari, in caso di rifiuto della residenza ovviamente sarà possibile ritirare i soldi, 7) Lettera con motivazione della richiesta, scritta in spagnolo, 8) Due fototessere, 9) Fotocopia del passaporto da autenticare nel consolato esibendo l'originale.
I primi cinque documenti vanno legalizzati in prefettura, tradotti in spagnolo e legalizzati all'Ambasciata Cubana.
La concessione o meno della "Residenza Permanente" verrà comunicata tra i 3 ed i 6 mesi dalla data di presentazione della domanda. In caso positivo verrà rilasciato un visto A-2, per una durata di 30 giorni.

Differente è il caso della "Residenza Temporanea", che viene rilasciata per motivi di studio o lavoro. In questo caso è l'azienda che assume, attraverso l'organismo cubano di appartenenza, o l'Università a richiderla al Dipartimento d'Immigrazione. Trovare un lavoro, onestamente, non è così semplice. Personalmente ho impiegato quasi un anno. Un inizio può essere quello di contattare le aziende straniere, magari recandosi alla Camera di Commercio di Cuba, ed ovviamente avere le adeguate capacità, sempre che siano disposte ad assumere. Ci sono anche alcuni aziende o istituzioni cubane che assumono cittadini stranieri, come ad esempio nel caso mio e di Stefano. Quasi tutte le università cubane, dipende anche dall'età dello studente, offrono la possibilità di immatricolarsi all'interco corso di Laurea o solo a specifiche materie. La validità della "Residenza Temporanea" è legata alla durata del contratto di lavoro o del corso di studi.

Per aprire un'attività imprenditoriale a Cuba, il primo consiglio è quello di chiedere un appuntamento all'addetto commerciale della nostra ambasciata all'Avana, che potrà fornire utili chiarimenti sulla normativa e contattare, ancora una volta, la Camera di Commercio di Cuba. Il settimanale Opciones, secondo le necessità, pubblica le richieste delle aziende cubane alla ricerca di partner per le importazioni o le esportazioni. Un altro consiglio sarebbe quello di visitare la Fiera Internazionale dell'Avana 2008, che si svolgerà dal 2 all'8 novembre, non si sa mai...
E' chiaro che, in ogni caso, c'è bisogno di capitali, avere competenza ed un valido progetto da sottoporre alle autorità cubane.

20 settembre 2008

Renato Carosone all'Avana

Renato Carosone all'Avana, fotografato insieme a (da destra) Aldo Pagani, Piero Giorgetti, Raf Montrasio, Gegè Di Giacomo, Tonino Grottola e Gianni Tozzi.

Renato Carosone, già famosissimo, insieme al suo gruppo, il 5 gennaio 1957, cominciò una fortunata tournée in America, partendo proprio dall'Avana. Lo scrittore cubano Enrique Cirules, nel suo libro "El imperio de la Habana", ci dice che Carosone fu contrattato da un imprenditore italiano residente nella capitale di Cuba, senza specificare chi né in quale locale si esibí.
Un'autista di auto a noleggio degli anni '50 mi assicura che si esibì nel famosissimo Cabaret Sans Souci, al km 15 dell'allora Carretera Arroyo Arena, attuale municipio de La Lisa
(la foto sembrerebbe confermare la testimonianza) e che partecipò a numerose trasmissioni televisive condotte da Gaspar Pumarejo su Canal 2 (TELEMUNDO) del calabrese Amedeo Barletta Barletta, proprietario di un vero e proprio impero finanziario-commerciale e, tra l'altro, anche del quotidiano "El Mundo". Probabilmente Cirules si riferiva proprio a Barletta.
Durante la sua permanenza all'Avana, Carosone ebbe l'opportunità di incidire un disco a 33 giri dal titolo "Canta Napoli", che raccoglieva 16 delle sue più famose canzoni, tra c
ui "Torero" che, all’epoca della tournée di Carosone in America, rimase al primo posto nella hit-parade statunitense ben quattrordici settimane consecutive
I primi 45 secondi della canzone di Carosone "Ricordate Marcellino" introdussero, alle 11 del 9 aprile 1958, l'appello radiofonico allo Sciopero Generale Rivoluzionario trasmesso dai combattenti del Movimento 26 Luglio.

19 settembre 2008

Gustav ed Ike danni per 5 miliardi di dollari

Viste le numerose e-mail che si sono arrivate, abbiamo deciso di pubblicare alcuni passaggi della nota “Informazione ufficiale dei dati preliminari sui danni provocati dagli uragani Gustav ed Ike”, pubblicata il 16 settembre dai mezzi d’informazione cubani.

«L’azione combinata degli uragani Gustav ed Ike, tra venti, piogge ed inondazioni, al loro passaggio su praticamente tutto il paese, tra il 30 agosto ed il 9 settembre, inclusi gli effetti precedenti e posteriori alla loro entrata ed uscita dal territorio nazionale, la trasformano senza nessun dubbio nella più devastante nella storia di questi fenomeni meteorologici a Cuba, in relazione alla proporzione dei danni materiali causati».

Considerevoli perdite materiali.

«Valutazioni preliminari ed approssimative dei danni, causati in meno di dieci giorni dai due uragani che hanno colpito il territorio nazionale, quantificano le perdite in circa 5 miliardi di dollari.
Senza dubbio, l’impatto più importate causato da Gustav ed Ike è quello alle case: oltre 444 mila danneggiate, buona parte di queste con perdite parziali e totali del tetto, oltre ad altri danni. Del totale, 63.249 sono crollate completamente.
Nell’intero territorio nazionale si sono registrati danni – che non sono ancora quantificati definitivamente e che potranno ancora aumentare in una certa quantità, a causa dell’effetto congiunto delle intense piogge ed il trascorrere dei giorni – anche se i danni maggiori interessano direttamente i territori maggiormente colpiti dalle piogge e dai venti più forti, a cui si sono aggiunte, prima, durante e dopo, le inondazioni e le penetrazioni del mare; ossia Pinar del Rio e l’Isola della Gioventù, soprattutto con Gustav (categoria 4), ed Holguin, Las Tunas e Camaguey con Ike (categoria 3).
Questo può essere considerato il tipo di problema più complesso, non solamente perché nel caso delle abitazioni distrutte lascia per un periodo oltre 200 mila persone senza un tetto dove vivere, ed altre centinaia di migliaia con case che devono essere riparate, ma perché la ricostruzione e la ristrutturazione implica investimenti finanziari milionari ed obbligatoriamente anni d’intenso lavoro».

I principali danni di Gustav in altri settori

«La valutazione preliminare dei danni di Gustav riflette che i più importanti si sono verificati nel comune speciale dell’Isola della Gioventù e nella provincia di Pinar del Rio, principalmente nelle località di San Cristóbal, Los Palacios, Consolacion del Sur, Viñales, La Palma, Minas di Matahambre, Candelaria e Bahia Honda.
(…) La situazione è critica nelle 120.105 case danneggiate da Gustav nella provincia di Pinar del Rio, in particolare nei comuni de Los Palacios e San Cristóbal. Associati ai danni alle case, ci sono quelli alle cisterne per immagazzinare acqua negli edifici, che superano la cifra di 4.000.
Nella regione occidentale del paese si riportano seri danni alla rete elettrica:
Nella linea di trasmissione di 220 chilowatt Mariel/Pinar del Rio sono stati distrutti 137 tralicci e 13 in quella di 110 chilowatt.
4.500 piloni abbattuti, 530 trasformatori e 5.000 lampioni danneggiati.
Nel comune speciale dell’Isola della Gioventù è stato danneggiato il 100% delle linee elettriche.
Nell'occidente del paese, hanno registrato perdite totali oltre 55.700 ettari di differenti coltivazioni, principalmente ortaggi e canna da zucchero. Sono stati danneggiati, inoltre, 877 campi e 392 orti intensivi.
Ha danneggiato seriamente l’80% dell'avicoltura dell'Isola della Gioventù, e totalmente quella degli otto
Sono stati distrutti 3.414 essiccatoi di tabacco e 1.590 danneggiati, ed inoltre oltre 800 tonnellate di prodotto.
Sono stati danneggiati oltre 180 mila ettari di piantagioni forestali.
Nella produzione industriale di alimenti: sono state colpite sostanzialmente per la perdita totale dei tetti, anche se disponevano di generatori elettrici, 28 panetterie, 8 pasticcerie ed un'impresa di conserve di frutta e vegetali.
Danni per 4.355 tonnellate d’alimenti in magazzini e negozi.
Nel campo della salute, nella regione occidentale, hanno subito considerevoli danni 314 strutture, tra cui: 26 ospedali, 18 policlinici, 191 ambulatori, 14 case di riposo e 42 farmacie; anche in questo caso la situazione più critica è nell'Isola della Gioventù ed in vari comuni di Pinar del Río, quali: San Cristóbal, Los Palacios, La Palma e Consolación del Sur.
Nell’educazione sono stati interessati 1.160 centri educativi, tra cui: comuni di Pinar del Rio dallo stesso interessati.599 a Pinar del Río, 218 in Provincia Avana, 225 nella Città dell'Avana e 87 nell'Isola della Gioventù.
Sono state colpite importanti installazioni del porto di Nueva Gerona, con danni nell'aeroporto del comune speciale, pregiudicando praticamente tutto il trasporto passeggeri».

Principali danni causati da Ike.

«Senza essere stata ancora conclusa la valutazione, il 12 settembre, al termine di questo rapporto, i maggiori danni per territorio sono riscontrati nelle province indicate, e principalmente nei seguenti comuni:
Guantánamo, i comuni di Baracoa e Maisí.
Holguín, principalmente il capoluogo, Banes, Antilla, Moa, Rafael Freyre, Mayarí e Gibara.
Las Tunas, il capoluogo, Puerto Padre, Manatí e Jesús Menéndez.
Camagüey, il capoluogo, Nuevitas, Guáimaro, Najasa, Florida, Sibanicú, Minas e Santa Cruz del Sur.
Ciego de Ávila, il capoluogo, Venezuela, Baraguá e Majagua.
Sancti Spíritus, il capoluogo, Trinidad e La Sierpe.
Villa Clara, Manicaragua, Encrucijada, Santo Domingo e Sagua la Grande.
Cienfuegos, Cumanayagua e Aguada de Pasajeros.
Matanzas, il capoluogo, Unión de Reyes, Calimete, Perico e Jagüey Grande.
Danni sono riscontabili in tutti i comuni di quelle province. Le perdite negli altri comuni non saranno ignorate.
In quanto ai danni fondamentali, si riportano perdite importanti nelle province dell’Avana e della Città dell'Avana, benché non con una percentuale così alta come nel resto del paese.
Pinar del Río e l'Isola della Gioventù sono stati nuovamente spazzati dai venti, e questa volta in forma maggiore anche dalle piogge. Gli effetti dell'uragano hanno tardato a scomparire.
Il servizio elettrico è stato colpito praticamente in tutto il paese, rimasto al buio per l'effetto diretto dei venti e delle intense piogge intense, oltre per le misure di protezione adottate per evitare danni maggiori.
L’attività di ripristino hanno subito delle complicazioni in quasi tutto il territorio nelle 24 ore successive all’uscita in mare del fenomeno naturale.
In un primo momento, l’erogazione è stata ristabilita grazie a micro sistemi elettrici, utilizzando dei gruppi elettrogeni, sostituendoli con il graduale ripristino del Sistema Elettro-energetico Nazionale, eccetto che nelle province di Santiago de Cuba, Granma e parte di Guantánamo, dove è stato possibile il collegamento con la centrale termoelettrica di Renté. La provincia di Pinar del Río ed il comune speciale dell’Isola della Gioventù ricevono il servizio ancora grazie ai micro sistemi, che saranno utilizzati finché, nel più breve tempo possibile, non saranno terminati i lavori di ricostruzione delle linee di trasmissione.
(...)Nella Capitale funzionavano ancora i pozzi per l’erogazione del gas di città. Nell’impresa Energás stava funzionando una sola turbina e perciò erano operativi alcuni pozzi che forniscono gas al sistema.
Sono presenti interruzioni generalizzate nelle comunicazioni dovute alla caduta di alberi, pali telefonici e tralicci, mentre non risultano attive alcune stazioni televisive comunitarie.

A causa di Ike, sono riportati danni in 205 installazioni agricole per la coltivazione protetta e nella maggioranza delle strutture per la coltivazione semi-protetta.
Per l'azione combinata della pioggia e del vento nella zona orientale del paese, hanno sofferto perdite le maggiori aree di produzione del caffé, quali Mayarí, Sagua de Tánamo, Maisí e la provincia di Granma.
Sempre nelle province orientali, sono andati perduti 32.305 ettari di bananeti ed oltre 10 mila ettari di altre coltivazioni.
Al momento, si riportavano perdite superiori a mezzo milione di volatili da cortile, di cui circa 100 mila sono stati abbattuti e venduti alla popolazione. I danni alla produzione avicola sono significativi a Sancti Spíritus, Matanzas, Las Tunas y Camagüey.
Risultano piegati dal vento 156.600 ettari di canna da zucchero, altri 518.879 inondati, mentre sono andati perduti 3.895 ettari di canna nuova; approssimativamente 40 mila tonnellate di zucchero dovranno essere rielaborate poiché si sono bagnate.
Sono riportati notevoli danni anche in altre aree coltivate dal Ministero dello Zucchero, e colpiti oltre mille ettari che producono banane, riso, fagioli ed altre coltivazioni, compresi gli orti.
In generale, nelle installazioni industriali si riscontrano gravi danni ai tetti ed alle finestre. Tutte le fabbriche, per varie cause, hanno interrotto la loro produzione, e molte si trovano ancora in questa situazione.
Il Ministero di Commercio Interno riporta che nei suoi magazzini i danni ammontano a 49.000 tonnellate, i più gravi nei Magazzini Centrali di Holguín, dove si registrano serie perdite, pari a 12.750 tonnellate di prodotti e danni in 1.111 negozi.
Sono indicate la distruzione parziale o totale di 2.642 strutture del Ministero dell’Educazione, fondamentalmente tetti e finestre, in 186 asili, e seri danni negli Istituti Pedagogici di Holguín, Las Tunas y Camagüey.
Il Ministero dell’Educazione Superiore ha informato di danni nelle università di Cienfuegos, Sancti Spíritus, Matanzas, Villa Clara, Holguín, nella sede distaccata di Puerto Padre a Las Tunas e nell’Istituto Agrario dell’Avana.
Si registrano danni in 146 istituzioni culturali ed in 82 strutture sportive, tra cui 6 Scuole d’Avviamento allo Sport (EIDE), 13 Scuole ed Accademie Superiori di Perfezionamento Atletico (ESPA), 2 Facoltà d’Educazione Fisica, 5 stadi provinciali e 32 comunali di baseball, 8 strutture polivalenti, 13 scuole comunitarie e 2 centri natatori.
Nelle strutture sanitarie i maggiori danni sono nei servizi di ostetricia degli ospedali Enrique Cabrera, Aballí, Ostetrico e Ginecologico Eusebio Hernández, 10 de Octubre, William Soler, ed inoltre in quello Ortopedico Fructuoso Rodríguez.

Sono segnalati danni nelle vie di comunicazione a causa della caduta di alberi ed inondazioni. Nel terrapieno di Cayo Coco sono danneggiati tutti i ponti e le condutture idriche. La strada La Farola, nella provincia di Guantánamo, è percorribile con massima precauzione; sono ispezionati i tratti Las Tunas-Holguín e Holguín-Moa, mentre rimane interrotta in due tratti l'Autostrada Nazionale. In tutto il paese risultano danneggiati migliaia di chilometri di strade.
Sono chiusi 7 porti e segnalati gravi danni ai tetti dei loro magazzini a Vita, Carúpano e Nuevitas,, con problemi nella segnaletica d'entrata in porto.
In quanto al volume d’acqua accumulato nei 239 bacini artificiali del paese, amministrati dall'Istituto Nazionale delle Risorse Idrauliche, il 12 di settembre ammontava a 7.891,5 milioni di metri cubici, l’86% del totale della capacità utilizzabile con un aumento pari a 1.791 milioni di metri cubi rispetto a venerdì 5 settembre.
Stanno debordando 128 bacini artificiali, 94 in più prima del passaggio di Ike.
Nell'ultima settimana tutte le province, eccetto il comune speciale dell’Isola della Gioventù, hanno aumentato il volume dei loro bacini. Sono oltre il 90% delle loro capacità quelli di Pinar del Río, Villa Clara, Cienfuegos, Holguín, Granma e Guantánamo; Santiago de Cuba si trova oltre il 99%. Quattro province superano l’80%.
Molte altre informazioni e dati potrebbero completare il panorama che, in meno di un mese, ha lasciato nel paese l'impatto di quattro fenomeni meteorologici, ed in particolare, per la loro capacità distruttrice, gli uragani Gustav ed Ike. Come mai prima d’ora, il paese è stato devastato nella sua infrastruttura economica, sociale ed abitativa...».

18 settembre 2008

La strage di Orfila

Come ci ricorda lo scrittore cubano Humberto Vázquez García, nel suo interessante libro “El Gobierno de la Cubanidad” (Editorial Oriente), il mandato presidenziale di Ramón Grau San Martín (1944-1948) rappresenta un periodo un po’ deludente per le aspettative dei cubani. Era infatti nato con delle ottime intenzioni e con un grandissimo consenso popolare, guidato da un politico brillante, medico autorevole e professore della cattedra di fisiologia dell’Università dell’Avana, combattente rivoluzionario tornato dall’esilio.
Gli anni di questo governo vengono però ricordati per la loro pericolosità ed una cruenta lotta di potere tra i vari gruppi politici. Un uomo del carisma di Eduardo Chíbás, segnalandone la corruzione, lo chiamò il Governo de la Kubanidad, alludendo, anche dal punto di vista grafico, al famoso paragrafo K della Legge n.7 dell’aprile 1943, che prevedeva un aumento fiscale a favore della creazione di nuovi posti per professori e maestri, ma che alla fine favorì personaggi che non si fecero molti scrupoli nella gestione dei fondi. Questa legge, nata sotto il governo costituzionale di Batista, fu dapprima osteggiata dal Partito Rivoluzionario Cubano (Autentico) mentre si trovava all’opposizione, ma accettata quando vinse le elezioni. Sarà un po’ il leitmotiv della politica di Grau, che ammiccherà all’elettorato popolare, senza dimenticarsi di quello benestante, ricordando ai vicini del Nord, d’essere “rivoluzionario”, ma non comunista. È in questo clima che operano bande e gruppi d’azione che, sempre per interesse personale, fungono da veri i propri “bracci armati”, uccidendo ed attentando all’incolumità pubblica.
Era infatti passato circa un anno dall’uccisione del giovane Luis Joaquin Martinez Saenz, figlio del Ministro senza portafoglio, che l’Avana viene scossa da un nuovo gravissimo fatto di sangue, passato alla storia con il nome di “Matanza de Orfila”. Infatti, nonostante l’anno sia stato costellato da numerosi attentati, di cui una ventina mortali, questa sarà una vera e propria strage. Tutto inizia il 5 di settembre 1947, quando “ignoti” sparano la bellezza di 60 colpi contro l’autovettura del comandante Emilio Tro Rivero, posteggiata sotto casa. Il bersaglio dell’attentato non si trova nel mezzo, ma da subito si capisce che è in corso un regolamento di conti. Tro è stato infatti da poco nominato da Grau istruttore per la preparazione e la disciplina militare della Polizia Nazionale. È un uomo d’azione, che ha combattuto durante la seconda guerra mondiale con gli americani e che nel 1946, tornato a Cuba, ha fondato l’Unione Insurrezionale Rivoluzionaria. Ha due nemici giurati, i già conosci
uti Orlando León Lemus, detto El Colorado e Mario Salabarría (capo del famigerato SIEE). La risposta è quindi immediata ed il 12 settembre il capitano Raúl Ávila Ávila, detto il Lechoncito, capo della Buon Costume e presunto autore dell’attentato, muore crivellato in un negozio del Vedado. Salabarría, usando i suoi metodi “poco ortodossi” raccoglie le cosiddette informazioni testimoniali ed una persona identifica quale autore del crimine Luis Padierne Labrada, un uomo di Tro.
Ricevuto il mandato di cattura dal giudice istruttore, il 15 settembre Salabarría si reca nel reparto Orfila, a Marianao, dove vive l’ufficiale della polizia Antonio Morín Dopico. Salabarría è infatti venuto a sapere che Tro sta pranzando in casa del collega in compagnia d’amici e quindi fa circondare la zona. Inizia una vera e propria battaglia, trasmessa dal vivo dal giornalista di Radio Reloj Gérman Pinelli e ripresa dal cameraman Eduardo "Guayo" Hernández, del cinegiornale nazionale. Successivamente Pinelli trasmetterà i fatti durante il suo programma “Reporter Canada Dry” dell’emittente CMQ. Gli asserragliati si rendono conto d’avere poche possibilità di uscirne vivi e Tro invia delle persone di fiducia per chiedere l’intervento dell’esercito; nel frattempo comuni amici si recano direttamente da Grau. Mentre i militari della caserma di Columbia s’organizzano aspettando ordini, il presidente riferisce d’accusare una forte febbre. Passa così il tempo e quando i carri armati arrivano, Tro ed i suoi hanno già deciso per la resa. Il lancio di lacrimogeni li ha costretti a ritirarsi nel bagno ed in casa si trovano donne e bambini. Il primo ad uscire è infatti Morín Dopico che tiene in braccio la figlioletta di 10 mesi, ferita. Sicuri della protezione della bandiera bianca, escono allo scoperto anche gli altri, ma improvvisamente dalla parte degli assedianti parte una scarica di mitragliatrice che uccide Tro e la moglie di Morín Dopico, Aurora Soler Amor. Al termine della battaglia il bilancio è di sei morti ed otto feriti ed alcuni dei vincitori s’accaniscono sui cadaveri degli avversari. La riprovazione per l’accaduto, provoca un alterco tra gli stessi poliziotti intervenuti e solo la presenza militare, impedisce l’inizio di un nuovo conflitto a fuoco. Salabarría ed altri dei suoi vengono arrestati. Durante la notte è assassinato un uomo del SIEE, mentre il giorno successivo oltre tremila persone accompagnano i resti dei caduti nella strage d’Orfila.
Mentre le immagini dell’accaduto incominciano ad essere trasmesse nei cinema e l’eco di quanto successo si sparge per la città, il governo tenta in un primo momento di sospenderne la divulgazione. Varie prese di posizione da parte politica e soprattutto la decisione del capo dell’esercito Genovevo Pérez Dámera di convocare i direttori dei principali giornali perché possano visionare di persona il materiale, fa cambiare d’opinione al governo, preoccupato dall’aumento di popolarità dei militari. Il 18 settembre le stesse forze armate effettuano una scrupolosa perquisizione nella casa del Capo della Polizia Nazionale, il colonnello Fabio Ruíz, mentre un alto ufficiale dell’esercito è nominato supervisore della polizia. In questa situazione, Eduardo Chibás spiega alla radio la sua posizione sull’accaduto e, condannando i fatti di sangue attribuibili a Tro, indica che l’ufficiale non uccideva alle spalle, non ammazzava le donne, non rubava e non partecipava alle speculazioni della borsa negra, che, al contrario, aveva sempre avversato. L’insigne uomo politico, sottolinea inoltre le responsabilità del governo, perchè in effetti il movente, o i moventi, sono da ricercare nei turbolento clima creatosi in quegli anni. È vero che si parlerà anche d’antipatie personali e di borsa negra, ma sta di fatto che probabilmente non fu solo uno scontro all’interno degli organi di polizia. La sentenza della causa numero 95/947 emessa il 6 marzo 1948 dal Tribunale Superiore della Giurisdizione della Guerra e della Marina, non condannerà a 30 anni solamente il comandante Mario Salabarría Aguiar, ma anche una serie di persone estranee alle forze dell’ordine, come appunto El Colorado. Questi si renderà latitante fuggendo all’estero, ma anni più tardi, nel 1954, non riuscirà nell’impresa di scappare ai sicari di Batista.

15 settembre 2008

Para...guai.

Dopo il passaggio degli uragani, inizia la ricostruzione, che metterà a dura prova l’impegno delle istituzioni cittadine. Prendiamo quindi spunto per vedere com’era l’amministrazione comunale nel passato. Come abbiamo già notato gli amministratori avaneri dei secoli scorsi non si sono contraddistinti tutti per la loro onestà. D'altronde il posto di sindaco, o di consigliere comunale, di una delle città più ricche del mondo era sicuramente ambito e tentatore. Bisogna infatti pensare che, per importanza, la nomina a primo cittadino della Capitale, era seconda solamente a quella del Presidente della Repubblica. Tra tasse, contributi e tributi, le casse comunali erano sempre piene, con una straordinaria autonomia di gestione. Per questo motivo, per esempio, il presidente Estrada Palma destituì nel 1906 i sindaci che non appoggiavano la sua rielezione; nel 1952, Batista levò di mezzo quelli che si rifiutarono di giurare lo Statuto con cui intendeva legalizzare il suo colpo di stato del 10 marzo; arrivando a Gerardo Machado, che con un colpo di spugna, abolì nel 1931 il comune e l’elezione per suffragio del sindaco, inventandosi un Distretto Centrale con a capo una persona designata dallo stesso presidente, che durò fino alla caduta della dittatura, avvenuta nel 1933. Il comune dell’Avana ha però saputo dimostrare anche il proprio valore, come nei giorni dell’occupazione da parte delle truppe inglesi al comando del Conte de Albermale (1762-1763), esigendo dagli invasori il rispetto per le persone e per i beni; oppure contrastando la stessa Corona di Spagna, impugnando nel 1551 le disposizioni del re sul valore della moneta.
I primi due sindaci ricordati dalle cronache storiche sopravvissute, sono quelli nominati nel 1550, ossia Juan Rojas y Pero (Pedro) Blasco. Sebbene poi nei secoli i metodi siano cambiati, a quel tempo era infatti abitudine degli avaneri riunirsi il 1° gennaio nella piazza pubblica ed eleggerne due. Questi esercitavano l’incarico parallelamente e con identici poteri. Probabilmente i primi abitanti dell’Avana non avevano tutti i torti, perché uno controllava l’operato dell’altro (a meno che, per la par condicio…).
L’ultimo del periodo spagnolo fu il Marchese de Esteban che esercitò il suo mandato dal giugno del 1898 al primo gennaio 1899, lasciando il posto al prefetto Lacoste che ricevette la gestione direttamente dalle mani delle truppe americane. Il 16 giugno 1900, il generale dell’Esercito Libertador, Alejandro Rodríguez, a cui eressero un monumento in Paseo y Linea, fu il primo sindaco eletto con suffragio universale. Uomo d’azione, non resistette molto alla scrivania e tornò nelle forze armate.
Nel tempo si succedettero uomini onesti e meno, tanto che un improbabile “Fiscal” Antonio de Pedro, avrebbe avuto qui il suo bel daffare. In Comune lavorarono però anche uomini integerrimi come Miguel Mariano Gómez, che costruì l’Ospedale Infantile América Arias, dal nome della madre, conosciuto ancora oggi come Maternidad de Línea, in calle G y Linea, e che a fine mandato lasciò quattro milioni di pesos nelle casse comunali. Oppure Manuel Fernández Supervielle che si sparò per onore, rendendosi conto che non avrebbe potuto mantenere la promessa di costruire il nuovo acquedotto, risolvendo il problema idrico dell’Avana.
Un fatto curioso è quello capitato a Justo Luis del Pozo, l’ultimo sindaco della capitale, legato politicamente a Batista, che nel 1952 gli aprì la strada per il Comune. I figli del sindaco s’occupavano intanto della Sanità e dell’Educazione cittadina. Sembra però, che nonostante l’importante sostegno politico di cui godeva, la notte del 31 dicembre 1958 al sindaco scappò qualche dettaglio. Si recò infatti nella cittadella militare di Columbia, fece gli auguri al Presidente, un brindisi e se ne andò casa sua, in un edificio di Linea y O. Durante la notte una telefonata l’avvisò che Batista era fuggito. Non si scompose, riempì la valigia, prese l’ascensore e dopo dieci secondi entrò in Paraguai: due piani più sotto si trovava infatti l’ambasciata del paese sudamericano.

12 settembre 2008

L'Avana: la Piazza della Rivoluzione

La storia dell’attuale Piazza della Rivoluzione José Martí, scenario nel corso degli anni di gremitissime manifestazioni, ha inizio nel lontano 1937, quando con decreto presidenziale fu creata un’apposita commissione incaricata di selezionare il progetto adeguato per la costruzione di un monumento all'Apostolo.

Nonostante tre successivi concorsi e 76 progetti presentati, solo il 7 ottobre 1943, un anno prima della scadenza del mandato presidenziale costituzionale di Fulgencio Batista Zaldivar, si arrivò ad una decisione.
Una maggioranza di 11 voti si pronunciò a favore del progetto-tempio dell’architetto Aquiles Maza e dello scultore Juan José Sicre, 5 per il progetto-biblioteca degli architetti Evelio Govantes e Felix Cabarrocas e, all’ultimo posto, con solo 3 voti, il progetto-obelisco dell’ingegner Enrique Luis Varela, degli architetti Raul Otero, Juan Labatut, Manuel Tapia Ruano e dello scultore Alexander Sambugnac.
Batista esaminò i plastici e la commissione nominò Sicre direttore tecnico e Maza direttore artistico e fu avviato l’iter per l’esproprio dei terreni della “
Loma de los Catalanes”, così si chiamava allora la zona.

La piazza nel progetto-tempio di Sicre-Maza, vincitore del premio.

Nel 1944, la vittoria alle elezioni generali di Ramon Grau San Martin, mandò il progetto nel dimenticatoio e, solo nel 1949, Antonio Varona, primo ministro di Carlos Prio Socarras, resuscitò la commissione, senza nulla di fatto. Nel frattempo, però, sempre sulla Piazza Civica, così si chiamava allora, erano cominciati i lavori di costruzione del Palazzo delle Comunicazioni, oggi sede di tal Ministero.
Arriviamo così al 1952 ed al colpo di stato di Batista. In vista del centenario della nascita di Martì, l’idea riacquistò nuovo impulso. La commissione, però, decise che, a causa della riduzione dello spazio disponibile, da due milioni di metri quadrati a 500mila, non sarebbe stato realizzato il progetto vincitore, quello di Sicre-M
aza, ma - guarda caso - quello dell’ingegner Varela, nominato da Batista, nientemeno che ministro delle Opere Pubbliche...

I vincitori del ’43, difesi dal professor Julian Modesto, presentarono ricorso contro la decisione della Commissione al Tribunale del Contenzioso Amministrativo dell’Avana, ma vedendo la piazza oggi sembra chiaro che non la spuntarono. La piazza, oltre al monumento a Martì, avrebbe ospitato anche il Palazzo di Giustizia, la Corte dei Conti (attuale sede del Ministero degli Interni, noto per la scultura di bronzo del Che), la Biblioteca Nazionale che sarebbe stata costruita sul progetto di Govantes-Cabarrocas, il Palazzo di Città dell’Avana (oggi Ministero delle Forze Armate Rivoluzionarie) ed il Teatro Nazionale.
La CMQ, nel febbraio 1953, nel pieno della polemica, dedicò un’infuoca tavola rotonda alla strana vicenda della non più Piazza Civica ma Piazza della Repubblica, alla quale parteciparono tutti i protagonisti.
Al progetto originale di Varela, un obelisco alto cento metri con una pianta a stella a cinque punte – quello che vediamo oggi -, dopo le insistenze popolari, venne aggiunta una statua dell’Apostolo, alta 18 metri ed in marmo dell’Isola dei Pini, che fu affidata, forse anche per calmare le acque, allo scultore Sicre. I terreni costarono 3 milioni di pesos ed il monumento 3,5 milioni. Per i lavori, durati dal 1953 al 1958, furono utilizzati 20mila metri cubici di calcestruzzo, 40mila quintali d’acciaio e 10mila tonnellate di marmo per i rivestimenti.
Nel 1957, alle spalle del monumento, terminarono i lavori per la costruz
ione del Palazzo di Giustizia, ora Palazzo della Rivoluzione. Ha una superficie di 72mila metri quadrati ed un perimetro di un chilometro. L’edificio è costituito da tre corpi uniti da ampie gallerie. La parte centrale era destinata al Tribunale Supremo, alla destra c’era il Tribunale dell’Avana, mentre quello alla sinistra ospitava la pretura e il Tribunale Elettorale Superiore. Dopo i sostanziali lavori degli anni ’60, che ne hanno modificato gli interni, ospita il Comité Central del Partito Comunista di Cuba, il Consiglio di Stato e quello dei Ministri.

La "loma de los Catalanos" prima dell'inzio dei lavori.