12 settembre 2008

L'Avana: la Piazza della Rivoluzione

La storia dell’attuale Piazza della Rivoluzione José Martí, scenario nel corso degli anni di gremitissime manifestazioni, ha inizio nel lontano 1937, quando con decreto presidenziale fu creata un’apposita commissione incaricata di selezionare il progetto adeguato per la costruzione di un monumento all'Apostolo.

Nonostante tre successivi concorsi e 76 progetti presentati, solo il 7 ottobre 1943, un anno prima della scadenza del mandato presidenziale costituzionale di Fulgencio Batista Zaldivar, si arrivò ad una decisione.
Una maggioranza di 11 voti si pronunciò a favore del progetto-tempio dell’architetto Aquiles Maza e dello scultore Juan José Sicre, 5 per il progetto-biblioteca degli architetti Evelio Govantes e Felix Cabarrocas e, all’ultimo posto, con solo 3 voti, il progetto-obelisco dell’ingegner Enrique Luis Varela, degli architetti Raul Otero, Juan Labatut, Manuel Tapia Ruano e dello scultore Alexander Sambugnac.
Batista esaminò i plastici e la commissione nominò Sicre direttore tecnico e Maza direttore artistico e fu avviato l’iter per l’esproprio dei terreni della “
Loma de los Catalanes”, così si chiamava allora la zona.

La piazza nel progetto-tempio di Sicre-Maza, vincitore del premio.

Nel 1944, la vittoria alle elezioni generali di Ramon Grau San Martin, mandò il progetto nel dimenticatoio e, solo nel 1949, Antonio Varona, primo ministro di Carlos Prio Socarras, resuscitò la commissione, senza nulla di fatto. Nel frattempo, però, sempre sulla Piazza Civica, così si chiamava allora, erano cominciati i lavori di costruzione del Palazzo delle Comunicazioni, oggi sede di tal Ministero.
Arriviamo così al 1952 ed al colpo di stato di Batista. In vista del centenario della nascita di Martì, l’idea riacquistò nuovo impulso. La commissione, però, decise che, a causa della riduzione dello spazio disponibile, da due milioni di metri quadrati a 500mila, non sarebbe stato realizzato il progetto vincitore, quello di Sicre-M
aza, ma - guarda caso - quello dell’ingegner Varela, nominato da Batista, nientemeno che ministro delle Opere Pubbliche...

I vincitori del ’43, difesi dal professor Julian Modesto, presentarono ricorso contro la decisione della Commissione al Tribunale del Contenzioso Amministrativo dell’Avana, ma vedendo la piazza oggi sembra chiaro che non la spuntarono. La piazza, oltre al monumento a Martì, avrebbe ospitato anche il Palazzo di Giustizia, la Corte dei Conti (attuale sede del Ministero degli Interni, noto per la scultura di bronzo del Che), la Biblioteca Nazionale che sarebbe stata costruita sul progetto di Govantes-Cabarrocas, il Palazzo di Città dell’Avana (oggi Ministero delle Forze Armate Rivoluzionarie) ed il Teatro Nazionale.
La CMQ, nel febbraio 1953, nel pieno della polemica, dedicò un’infuoca tavola rotonda alla strana vicenda della non più Piazza Civica ma Piazza della Repubblica, alla quale parteciparono tutti i protagonisti.
Al progetto originale di Varela, un obelisco alto cento metri con una pianta a stella a cinque punte – quello che vediamo oggi -, dopo le insistenze popolari, venne aggiunta una statua dell’Apostolo, alta 18 metri ed in marmo dell’Isola dei Pini, che fu affidata, forse anche per calmare le acque, allo scultore Sicre. I terreni costarono 3 milioni di pesos ed il monumento 3,5 milioni. Per i lavori, durati dal 1953 al 1958, furono utilizzati 20mila metri cubici di calcestruzzo, 40mila quintali d’acciaio e 10mila tonnellate di marmo per i rivestimenti.
Nel 1957, alle spalle del monumento, terminarono i lavori per la costruz
ione del Palazzo di Giustizia, ora Palazzo della Rivoluzione. Ha una superficie di 72mila metri quadrati ed un perimetro di un chilometro. L’edificio è costituito da tre corpi uniti da ampie gallerie. La parte centrale era destinata al Tribunale Supremo, alla destra c’era il Tribunale dell’Avana, mentre quello alla sinistra ospitava la pretura e il Tribunale Elettorale Superiore. Dopo i sostanziali lavori degli anni ’60, che ne hanno modificato gli interni, ospita il Comité Central del Partito Comunista di Cuba, il Consiglio di Stato e quello dei Ministri.

La "loma de los Catalanos" prima dell'inzio dei lavori.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Leggerti è sempre bello...ma come sei dottoooo!!!
Un bacio.
Virna!

nino ha detto...

massimo, dopo il passaggio degli uragani i cubani saranno chiamati,probabilmente,a partecipare al lavoro volontario per pulire e ripristinare la situazione precedente.Perciò ho una curiosità intorno al lavoro volontario.Chi lo decide,per quanti giorni l'anno?Ancora,è obbligatorio?

pumario ha detto...

Massimo sei sempre preciso e puntuale nel descrivere la vera Cuba, quella che noi amiamo. Rimembrando il passato esalti il presente in modo lineare. Se qui da noi rimembrassimo il passato ci troveremmo davanti ad un grande dilemma: meglio il Duce o Berlusconi? Nessuno dei due, a mio parere. In Cuba il dilemma non esiste: meglio Fidel del Battista fugace...