16 aprile 2008

Lucky Luciano all’Avana (I)

Salvatore Lucania, meglio conosciuto come Lucky Luciano, viene riconosciuto, agli inizi del 1947, da un cronista dell’Havana Post, all’uscita del Cabaret Sans Souci dell’Avana in compagnia di una bella ragazza.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il governo degli Stati Uniti, in segno di riconoscimento per l’aiuto ricevuto dalla mafia in occasione dello sbarco alleato in Sicilia, aveva liberato Luciano, detenuto negli USA, spedendolo nella sua terra natale dove sarebbe dovuto rimanere.
Il capo di Cosa Nostra, però, attratto dal fascino della città e dall’odore dei soldi si trasferisce a Cuba. A riguardo, Humberto Vazquez Garcia, nel suo libro “El Gobierno della Kubanidad” scrive: «La Habana sembrava il luogo ideale per ricominciare le attività ed aspettare il momento buono per ritornare negli Stati Uniti e riassumere il comando».
Il capo di tutti i capi arriva, in sordina, a Cuba il 29 settembre 1946, atterrando all'aeroporto internazionale di Camagüey, dove, insieme a Meyer Lansky, è ospite a cena a casa dell’allora ministro dell’Agricoltura German Alvarez Fuentes.
Il celebre capo di Cosa Nostra, fin dagli anni ’30 si era dedicato a Cuba: prostituzione, casinò e traffico di droga erano gli affari illeciti gestiti dalla mafia. Un giro d’affari di centinaia di milioni di dollari.
Scrive ancora Vazquez: «Attraverso Meyer Lansky, suo secondo e rappresentante a Cuba, Luciano era stato autorizzato da Batista, nel 1933, ad organizzare il gioco d’azzardo nella capitale cubana. Da quest’accordo nacque il gran casinò dell’Hotel Nacional e altre case da gioco. Sempre da lì provenivano i 3 milioni di dollari che, come affermato dallo stesso Luciano nelle sue memorie, Batista intascava ogni anno, come retribuzione della mafia per il permesso concesso».
All’Avana Lucky Luciano alloggia all’Hotel Nacional, stanza 724 con vista sul Malecon avanero. Dalla lussuosa suite e con l’aiuto di cinque altri mafiosi, Luciano ricomincia le sue attività in un mondo che conosceva alla perfezione: gioco d’azzardo, tratta delle bianche e traffico di droga. (continua)

4 commenti:

Monica ha detto...

Ciao Massimo! Sapevo vagamente questa storia...ora grazie ai tuoi interessanti articoli potrò sciorinare una cultura storica sulla Isla di tutto rispetto con il Carlitos! :-)))
qui tempo buono oggi ma già domani pioverà!...che melancolia!

un abbraccio da Milàn!

MASSIMO BARBA ha detto...

Qui oggi fa freddo e, nei prossimi due giorni, il tempo peggiorerà ancora. Mi fa piacere che non ti annoi con i miei post! Domani pubblicherò la seconda parte.

pumario ha detto...

La storia è affascinante, anche se tratta di mafia, visto che qui da noi hanno eletto due "mafiosi" che portano cognomi noti: Dellutri (condannato in prima istanza a 9 anni) e Cuffaro (anch'egli condannato in prima istanza a 5 anni) è significativamente utile conoscere la storia degli avi di questi mafiosetti del quartierino italiano, o no? Magari tra 20 anni verranno ( il Cuffaro e il Dellutri) assolti, vorrà dire che farò di tutto per esserci così da chiedere scusa. Massimo continua il racconto che avrai molti lettori... sto arrivando!!!

Monica ha detto...

Massimo per quanto faccia freddo lì non è mai come qui! Tra l'altro han spento i riscaldamenti e quindi in casa è davvero freddo! :-( pagherei per venire a prendere un pò di "freddo" habanero! :-)))
riguardo al tuo racconto è bellissimo! Io amo la storia e seppur recente quello che scrivi fa parte della storia per l'appunto quindi...continua così!
un abbraccio dalla grigissima e fredda milan!