18 settembre 2008

La strage di Orfila

Come ci ricorda lo scrittore cubano Humberto Vázquez García, nel suo interessante libro “El Gobierno de la Cubanidad” (Editorial Oriente), il mandato presidenziale di Ramón Grau San Martín (1944-1948) rappresenta un periodo un po’ deludente per le aspettative dei cubani. Era infatti nato con delle ottime intenzioni e con un grandissimo consenso popolare, guidato da un politico brillante, medico autorevole e professore della cattedra di fisiologia dell’Università dell’Avana, combattente rivoluzionario tornato dall’esilio.
Gli anni di questo governo vengono però ricordati per la loro pericolosità ed una cruenta lotta di potere tra i vari gruppi politici. Un uomo del carisma di Eduardo Chíbás, segnalandone la corruzione, lo chiamò il Governo de la Kubanidad, alludendo, anche dal punto di vista grafico, al famoso paragrafo K della Legge n.7 dell’aprile 1943, che prevedeva un aumento fiscale a favore della creazione di nuovi posti per professori e maestri, ma che alla fine favorì personaggi che non si fecero molti scrupoli nella gestione dei fondi. Questa legge, nata sotto il governo costituzionale di Batista, fu dapprima osteggiata dal Partito Rivoluzionario Cubano (Autentico) mentre si trovava all’opposizione, ma accettata quando vinse le elezioni. Sarà un po’ il leitmotiv della politica di Grau, che ammiccherà all’elettorato popolare, senza dimenticarsi di quello benestante, ricordando ai vicini del Nord, d’essere “rivoluzionario”, ma non comunista. È in questo clima che operano bande e gruppi d’azione che, sempre per interesse personale, fungono da veri i propri “bracci armati”, uccidendo ed attentando all’incolumità pubblica.
Era infatti passato circa un anno dall’uccisione del giovane Luis Joaquin Martinez Saenz, figlio del Ministro senza portafoglio, che l’Avana viene scossa da un nuovo gravissimo fatto di sangue, passato alla storia con il nome di “Matanza de Orfila”. Infatti, nonostante l’anno sia stato costellato da numerosi attentati, di cui una ventina mortali, questa sarà una vera e propria strage. Tutto inizia il 5 di settembre 1947, quando “ignoti” sparano la bellezza di 60 colpi contro l’autovettura del comandante Emilio Tro Rivero, posteggiata sotto casa. Il bersaglio dell’attentato non si trova nel mezzo, ma da subito si capisce che è in corso un regolamento di conti. Tro è stato infatti da poco nominato da Grau istruttore per la preparazione e la disciplina militare della Polizia Nazionale. È un uomo d’azione, che ha combattuto durante la seconda guerra mondiale con gli americani e che nel 1946, tornato a Cuba, ha fondato l’Unione Insurrezionale Rivoluzionaria. Ha due nemici giurati, i già conosci
uti Orlando León Lemus, detto El Colorado e Mario Salabarría (capo del famigerato SIEE). La risposta è quindi immediata ed il 12 settembre il capitano Raúl Ávila Ávila, detto il Lechoncito, capo della Buon Costume e presunto autore dell’attentato, muore crivellato in un negozio del Vedado. Salabarría, usando i suoi metodi “poco ortodossi” raccoglie le cosiddette informazioni testimoniali ed una persona identifica quale autore del crimine Luis Padierne Labrada, un uomo di Tro.
Ricevuto il mandato di cattura dal giudice istruttore, il 15 settembre Salabarría si reca nel reparto Orfila, a Marianao, dove vive l’ufficiale della polizia Antonio Morín Dopico. Salabarría è infatti venuto a sapere che Tro sta pranzando in casa del collega in compagnia d’amici e quindi fa circondare la zona. Inizia una vera e propria battaglia, trasmessa dal vivo dal giornalista di Radio Reloj Gérman Pinelli e ripresa dal cameraman Eduardo "Guayo" Hernández, del cinegiornale nazionale. Successivamente Pinelli trasmetterà i fatti durante il suo programma “Reporter Canada Dry” dell’emittente CMQ. Gli asserragliati si rendono conto d’avere poche possibilità di uscirne vivi e Tro invia delle persone di fiducia per chiedere l’intervento dell’esercito; nel frattempo comuni amici si recano direttamente da Grau. Mentre i militari della caserma di Columbia s’organizzano aspettando ordini, il presidente riferisce d’accusare una forte febbre. Passa così il tempo e quando i carri armati arrivano, Tro ed i suoi hanno già deciso per la resa. Il lancio di lacrimogeni li ha costretti a ritirarsi nel bagno ed in casa si trovano donne e bambini. Il primo ad uscire è infatti Morín Dopico che tiene in braccio la figlioletta di 10 mesi, ferita. Sicuri della protezione della bandiera bianca, escono allo scoperto anche gli altri, ma improvvisamente dalla parte degli assedianti parte una scarica di mitragliatrice che uccide Tro e la moglie di Morín Dopico, Aurora Soler Amor. Al termine della battaglia il bilancio è di sei morti ed otto feriti ed alcuni dei vincitori s’accaniscono sui cadaveri degli avversari. La riprovazione per l’accaduto, provoca un alterco tra gli stessi poliziotti intervenuti e solo la presenza militare, impedisce l’inizio di un nuovo conflitto a fuoco. Salabarría ed altri dei suoi vengono arrestati. Durante la notte è assassinato un uomo del SIEE, mentre il giorno successivo oltre tremila persone accompagnano i resti dei caduti nella strage d’Orfila.
Mentre le immagini dell’accaduto incominciano ad essere trasmesse nei cinema e l’eco di quanto successo si sparge per la città, il governo tenta in un primo momento di sospenderne la divulgazione. Varie prese di posizione da parte politica e soprattutto la decisione del capo dell’esercito Genovevo Pérez Dámera di convocare i direttori dei principali giornali perché possano visionare di persona il materiale, fa cambiare d’opinione al governo, preoccupato dall’aumento di popolarità dei militari. Il 18 settembre le stesse forze armate effettuano una scrupolosa perquisizione nella casa del Capo della Polizia Nazionale, il colonnello Fabio Ruíz, mentre un alto ufficiale dell’esercito è nominato supervisore della polizia. In questa situazione, Eduardo Chibás spiega alla radio la sua posizione sull’accaduto e, condannando i fatti di sangue attribuibili a Tro, indica che l’ufficiale non uccideva alle spalle, non ammazzava le donne, non rubava e non partecipava alle speculazioni della borsa negra, che, al contrario, aveva sempre avversato. L’insigne uomo politico, sottolinea inoltre le responsabilità del governo, perchè in effetti il movente, o i moventi, sono da ricercare nei turbolento clima creatosi in quegli anni. È vero che si parlerà anche d’antipatie personali e di borsa negra, ma sta di fatto che probabilmente non fu solo uno scontro all’interno degli organi di polizia. La sentenza della causa numero 95/947 emessa il 6 marzo 1948 dal Tribunale Superiore della Giurisdizione della Guerra e della Marina, non condannerà a 30 anni solamente il comandante Mario Salabarría Aguiar, ma anche una serie di persone estranee alle forze dell’ordine, come appunto El Colorado. Questi si renderà latitante fuggendo all’estero, ma anni più tardi, nel 1954, non riuscirà nell’impresa di scappare ai sicari di Batista.

15 settembre 2008

Para...guai.

Dopo il passaggio degli uragani, inizia la ricostruzione, che metterà a dura prova l’impegno delle istituzioni cittadine. Prendiamo quindi spunto per vedere com’era l’amministrazione comunale nel passato. Come abbiamo già notato gli amministratori avaneri dei secoli scorsi non si sono contraddistinti tutti per la loro onestà. D'altronde il posto di sindaco, o di consigliere comunale, di una delle città più ricche del mondo era sicuramente ambito e tentatore. Bisogna infatti pensare che, per importanza, la nomina a primo cittadino della Capitale, era seconda solamente a quella del Presidente della Repubblica. Tra tasse, contributi e tributi, le casse comunali erano sempre piene, con una straordinaria autonomia di gestione. Per questo motivo, per esempio, il presidente Estrada Palma destituì nel 1906 i sindaci che non appoggiavano la sua rielezione; nel 1952, Batista levò di mezzo quelli che si rifiutarono di giurare lo Statuto con cui intendeva legalizzare il suo colpo di stato del 10 marzo; arrivando a Gerardo Machado, che con un colpo di spugna, abolì nel 1931 il comune e l’elezione per suffragio del sindaco, inventandosi un Distretto Centrale con a capo una persona designata dallo stesso presidente, che durò fino alla caduta della dittatura, avvenuta nel 1933. Il comune dell’Avana ha però saputo dimostrare anche il proprio valore, come nei giorni dell’occupazione da parte delle truppe inglesi al comando del Conte de Albermale (1762-1763), esigendo dagli invasori il rispetto per le persone e per i beni; oppure contrastando la stessa Corona di Spagna, impugnando nel 1551 le disposizioni del re sul valore della moneta.
I primi due sindaci ricordati dalle cronache storiche sopravvissute, sono quelli nominati nel 1550, ossia Juan Rojas y Pero (Pedro) Blasco. Sebbene poi nei secoli i metodi siano cambiati, a quel tempo era infatti abitudine degli avaneri riunirsi il 1° gennaio nella piazza pubblica ed eleggerne due. Questi esercitavano l’incarico parallelamente e con identici poteri. Probabilmente i primi abitanti dell’Avana non avevano tutti i torti, perché uno controllava l’operato dell’altro (a meno che, per la par condicio…).
L’ultimo del periodo spagnolo fu il Marchese de Esteban che esercitò il suo mandato dal giugno del 1898 al primo gennaio 1899, lasciando il posto al prefetto Lacoste che ricevette la gestione direttamente dalle mani delle truppe americane. Il 16 giugno 1900, il generale dell’Esercito Libertador, Alejandro Rodríguez, a cui eressero un monumento in Paseo y Linea, fu il primo sindaco eletto con suffragio universale. Uomo d’azione, non resistette molto alla scrivania e tornò nelle forze armate.
Nel tempo si succedettero uomini onesti e meno, tanto che un improbabile “Fiscal” Antonio de Pedro, avrebbe avuto qui il suo bel daffare. In Comune lavorarono però anche uomini integerrimi come Miguel Mariano Gómez, che costruì l’Ospedale Infantile América Arias, dal nome della madre, conosciuto ancora oggi come Maternidad de Línea, in calle G y Linea, e che a fine mandato lasciò quattro milioni di pesos nelle casse comunali. Oppure Manuel Fernández Supervielle che si sparò per onore, rendendosi conto che non avrebbe potuto mantenere la promessa di costruire il nuovo acquedotto, risolvendo il problema idrico dell’Avana.
Un fatto curioso è quello capitato a Justo Luis del Pozo, l’ultimo sindaco della capitale, legato politicamente a Batista, che nel 1952 gli aprì la strada per il Comune. I figli del sindaco s’occupavano intanto della Sanità e dell’Educazione cittadina. Sembra però, che nonostante l’importante sostegno politico di cui godeva, la notte del 31 dicembre 1958 al sindaco scappò qualche dettaglio. Si recò infatti nella cittadella militare di Columbia, fece gli auguri al Presidente, un brindisi e se ne andò casa sua, in un edificio di Linea y O. Durante la notte una telefonata l’avvisò che Batista era fuggito. Non si scompose, riempì la valigia, prese l’ascensore e dopo dieci secondi entrò in Paraguai: due piani più sotto si trovava infatti l’ambasciata del paese sudamericano.

12 settembre 2008

L'Avana: la Piazza della Rivoluzione

La storia dell’attuale Piazza della Rivoluzione José Martí, scenario nel corso degli anni di gremitissime manifestazioni, ha inizio nel lontano 1937, quando con decreto presidenziale fu creata un’apposita commissione incaricata di selezionare il progetto adeguato per la costruzione di un monumento all'Apostolo.

Nonostante tre successivi concorsi e 76 progetti presentati, solo il 7 ottobre 1943, un anno prima della scadenza del mandato presidenziale costituzionale di Fulgencio Batista Zaldivar, si arrivò ad una decisione.
Una maggioranza di 11 voti si pronunciò a favore del progetto-tempio dell’architetto Aquiles Maza e dello scultore Juan José Sicre, 5 per il progetto-biblioteca degli architetti Evelio Govantes e Felix Cabarrocas e, all’ultimo posto, con solo 3 voti, il progetto-obelisco dell’ingegner Enrique Luis Varela, degli architetti Raul Otero, Juan Labatut, Manuel Tapia Ruano e dello scultore Alexander Sambugnac.
Batista esaminò i plastici e la commissione nominò Sicre direttore tecnico e Maza direttore artistico e fu avviato l’iter per l’esproprio dei terreni della “
Loma de los Catalanes”, così si chiamava allora la zona.

La piazza nel progetto-tempio di Sicre-Maza, vincitore del premio.

Nel 1944, la vittoria alle elezioni generali di Ramon Grau San Martin, mandò il progetto nel dimenticatoio e, solo nel 1949, Antonio Varona, primo ministro di Carlos Prio Socarras, resuscitò la commissione, senza nulla di fatto. Nel frattempo, però, sempre sulla Piazza Civica, così si chiamava allora, erano cominciati i lavori di costruzione del Palazzo delle Comunicazioni, oggi sede di tal Ministero.
Arriviamo così al 1952 ed al colpo di stato di Batista. In vista del centenario della nascita di Martì, l’idea riacquistò nuovo impulso. La commissione, però, decise che, a causa della riduzione dello spazio disponibile, da due milioni di metri quadrati a 500mila, non sarebbe stato realizzato il progetto vincitore, quello di Sicre-M
aza, ma - guarda caso - quello dell’ingegner Varela, nominato da Batista, nientemeno che ministro delle Opere Pubbliche...

I vincitori del ’43, difesi dal professor Julian Modesto, presentarono ricorso contro la decisione della Commissione al Tribunale del Contenzioso Amministrativo dell’Avana, ma vedendo la piazza oggi sembra chiaro che non la spuntarono. La piazza, oltre al monumento a Martì, avrebbe ospitato anche il Palazzo di Giustizia, la Corte dei Conti (attuale sede del Ministero degli Interni, noto per la scultura di bronzo del Che), la Biblioteca Nazionale che sarebbe stata costruita sul progetto di Govantes-Cabarrocas, il Palazzo di Città dell’Avana (oggi Ministero delle Forze Armate Rivoluzionarie) ed il Teatro Nazionale.
La CMQ, nel febbraio 1953, nel pieno della polemica, dedicò un’infuoca tavola rotonda alla strana vicenda della non più Piazza Civica ma Piazza della Repubblica, alla quale parteciparono tutti i protagonisti.
Al progetto originale di Varela, un obelisco alto cento metri con una pianta a stella a cinque punte – quello che vediamo oggi -, dopo le insistenze popolari, venne aggiunta una statua dell’Apostolo, alta 18 metri ed in marmo dell’Isola dei Pini, che fu affidata, forse anche per calmare le acque, allo scultore Sicre. I terreni costarono 3 milioni di pesos ed il monumento 3,5 milioni. Per i lavori, durati dal 1953 al 1958, furono utilizzati 20mila metri cubici di calcestruzzo, 40mila quintali d’acciaio e 10mila tonnellate di marmo per i rivestimenti.
Nel 1957, alle spalle del monumento, terminarono i lavori per la costruz
ione del Palazzo di Giustizia, ora Palazzo della Rivoluzione. Ha una superficie di 72mila metri quadrati ed un perimetro di un chilometro. L’edificio è costituito da tre corpi uniti da ampie gallerie. La parte centrale era destinata al Tribunale Supremo, alla destra c’era il Tribunale dell’Avana, mentre quello alla sinistra ospitava la pretura e il Tribunale Elettorale Superiore. Dopo i sostanziali lavori degli anni ’60, che ne hanno modificato gli interni, ospita il Comité Central del Partito Comunista di Cuba, il Consiglio di Stato e quello dei Ministri.

La "loma de los Catalanos" prima dell'inzio dei lavori.

11 settembre 2008

La quiete dopo IKE


Passata è la tempesta: è oggi all'Avana un timido sole si è affacciato nuovamente tra le nuove e, finalmente, dopo quasi tre giorni di black-out è ritornata la luce a casa mia.
Ovviamente, IKE ed il black-out, non hanno permesso né a me né a Stefano di aggiornare il blog, ormai fermo a lunedì, con le notizie pre-ciclone.
Nel percorso da casa mia al lavoro (Marianao-Plaza de la Revolucion), stamattina ho potuto notare i segni lasciati da IKE. La maggior parte dei semafori era in ancora in tilt, intere zona dell'Avana ancora senza luce e grossi rami spezzati dalla forza del vento. In avenida 51, sempre a Marianao, poco prima dell'incrocio con calle 100, si è verificato un crollo parziale di una casa.
La situazione nell'oriente cubano sembra invece più drammatica, anche se danni, più o meno gravi, si sono registrati in tutto il paese. Proprio oggi, leggevo le stime provvisorie dei danni causati dai cicloni Gustav ed Ike: oltre 320mila case danneggiate, in modo parziale o totale. I morti, purtroppo, questa volta sarebbero 7, di cui uno anche nella capitale, vittima di un crollo di un edificio, nel tratto di Malecon che appartiene al municipio Centro Avana.
A casa mia, grazie ai venti non eccessivamente forti ed ai lavori di messa in sicurezza (serbatoio dell'acqua e vetri delle finestre) non abbiamo avuto nessun problema, se non come già vi dicevo in precedenza quello dell'elettricità.
Nella giornata di martedì, i Lada bianchi della Protezione Civile, hanno percoso più volte le strade di Marianao, e credo di tutta L'Avana, dotate di megafoni per informare sulla traiettoria dell'uragano, invitando i cittadini a non uscire di casa durante l'orario del passaggio. Anche questa volta tutto è andato per il meglio.
Speriamo che, per il resto della temporada ciclonica, che terminerà solo il 30 novembre, non ci siano più sorprese...

08 settembre 2008

Cuba: l'uragano IKE

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Aggiornamento ore 14.10 cubane

L'Avana, ore 14.10 cubane - L'uragano IKE è uscito dal territorio cubano ed è nuovamente sul mare, al sud della provincia di Ciego de Avila. Il centro dell'uragano IKE alle ore 14.00 cubane era stimato a 130 km all'ovest di Camaguey e a 405 km all'est-sudest dell'Avana. Si muove verso l'ovest ad una velocità di 22 km/h, però nel corso della giornata dovrebbe spostare il suo asse in direzione ovest-nordest. Con questa traiettoria il centro dell'uragano IKE si muoverà al sud della costa meridionale di Cuba nella giornata di oggi, e domani sulla parte occidentale dell'Isola, per salire al Golfo del Messico nella notte di martedì.
Continuano le forti piogge nelle province orientali e centrali. I venti massimi sono stabili a 160km orari con raffiche superiore. Continua ad essere un uragano di categoria 2 della scala Saffir-Simpson.
All'Avana, in questo momento, per quello che vedo dalla finestra del mio ufficio, il cielo è sempre parzialmente coperto ed il vento leggermente più forte.
Gli operai, intanto, a casa mia, hanno terminato i lavori per assicurare il serbatoio d'acqua che abbiamo sul tetto. Mi resta solo di protegere le finestre.

Per mantenervi aggiornati potete consultare il sito dell'Istituto di Meteorologia di Cuba o quello del National Hurrican Center.

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Aggiornamento ore 12.50 cubane

L'Avana, ore 12.45 cubane - La provincia dell'Avana è passata alla fase di "Allerta Ciclonica". Il cielo è ancora poco nuovoloso ed il vento comincia a farsi sentire. Alle ore 11 il centro di IKE si trovava a 70 km all'ovest-sudest di Camaguey e a 465 km est-sudest dell'Avana.
I venti massimi sono di 160 km/h con raffiche superiori si estendono fino a 95 chilometri dal centro dell'uragano, che è ancora di categoria 2 della scala Saffir-Simpson.

Continuano le forti piogge nella regione orientale e le mareggiate nel litorale da Holguin a Ciego de Avila. Già nel corso della nottata venti con forza d'uragano dovrebbero interessare parte della provincia di Matanzas. Sempre nel corso della notte, i venti con forza di tormenta tropicale (ovvero con velocità massima sostenuta inferiore ai 118 km/h) che si estendono fino a 325 chilometri dal centro di IKE, dovrebbero interessare anche la provincia dell'Avana.
Come potete notare dalla foto, la traiettoria di IKE, per il momento, ha subito un cambiamento rispetto alle proiezioni della mattinata, lasciandosi ad est l'Avana e puntanto nuovamente, purtroppo, verso Pinar del Rio.

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Situazione alle 9.24 cubane

L'Avana, ore 9.24 cubane - L’uragano IKE, come sicuramente sapete, alle 20 di ieri domenica, ha toccato suolo cubano, entrando dal litorale nord della provincia di Holguin, nelle vicinanze di Punta Lucrezia.
Le immagini delle mareggiate verificatesi a Baracoa (vedi le foto), trasmesse nel corso della nottata dalla televisione cubana, erano veramente impressionati: le onde raggiungevano edifici alti cinque piani.
Questa mattina, alle ore 8, l’occhio del ciclone IKE era stimato a 35 chilometri al sud di Camaguey. I venti massimi sostenuti sono di 165 chilometri orari, con raffiche superiori. IKE ora è un uragano di categoria due della scala Saffir-Simpson. E’ possibile un suo ulteriore de
bilitamento, e me lo auguro fortemente. Si registrano forti piogge in tutta la regione orientale, che si estenderanno gradualmente da Villa Clara e Sancti Spíritus fino a Matanzas.
Il suo passaggio sulla provincia della Città dell’Avana, vendendo i grafici realizzati dai meteorologici, appare ormai quasi scontato, salvo variazioni dell’ultimo momento. E’ previsto nel tardo pomeriggio/serata di domani.

Nella Capitale è possibile osservare, quasi ovunque, i preparativi per affrontare il passaggio di IKE.
Personalmente, nel pomeriggio, condizioni meteorologiche permettendo, mi dedicherò a proteggere le finestre di casa mia con pannelli di compensato e ad assicurare il se
rbatoio dell’acqua che ho sul tetto. Speriamo bene. L'avevo detto che IKE m'impensieriva...

06 settembre 2008

Ike...cavolo!

Approfittando che il mio intranet funziona anche i festivi, risponderò, in qualità di vicedirettore, correttore di bozze e tutte le altre mansioni che il Direttore, bontà Sua, mi delega (tra l’altro il caffé pomeridiano durante le riunioni di redazione), al nostro affezionato lettore Pumario. Di questo incontro ne ho parlato oggi con il famoso Marco Cubanite, che essendo interista, s’intende di calcio… Non potremo andare a vedere la partita per vari motivi, tra l’altro un “piccolo inconveniente” che ha già provocato un po’ di pioggia ed il primo classico “apagon”. Se a circa due giorni di cammino da Cuba, ci porta già i black out, temiamo che i nostri appunti randagi diventeranno “grattacapiavaneri". Stiamo parlando del fratello di Gustav, Hanna, Josephine, insomma l’ultimo arrivato, l’uragano Ike. La sua probabile traiettoria ci spaventa, perché prevede un’incursione diretta in terra cubana ed un passaggio sull’Avana. Gli avaneri mi dicono che normalmente quando un uragano entra da Oriente perde già abbastanza forza, sarebbe peggio se costeggiasse, un po’ com’è accaduto nell’Isola della Gioventù. Per sdrammatizzare, parleremo quindi un po’ di “fútbol”.
Praticamente adesso (mentre scrivo sono le 8 meno un quarto), stanno entrando in campo le due formazioni che si affronteranno nello stadio Pedro Marrero. Nell’intervista prima della partita il tecnico tedesco Reinhold Fanz, alla guida della selezione cubana, ha parlato che le armi per neutralizzare gli statunitensi saranno aggressività, possesso di palla e contropiede. Insomma basta solo che si vestano di nerazzurro e poi mi ricordano la Beneamata. Le due nazionali sono impegnate nelle qualificazioni della Coppa del Mondo Sudafrica 2010 ed insieme a Trinidad & Tobago e il Guatemala fanno parte del gruppo A della Confederazione del Nord, Centro America e Caraibi (CONCAF). Nella prima partita del 20 Agosto, Cuba ha perso 3 a 1 contro Trinidad & Tobago, mentre gli Usa hanno vinto 1 a 0 contro il Guatemala. L’allenatore americano Bob Bradley spera in una vittoria, ma non sottovaluta il talento dei cubani che l’anno scorso hanno messo in difficoltà il Messico durante la Copa de Oro. Ecco le probabili formazioni:
Cuba: Dany Quintero, Silvio Pedro Miñoso, Yenier Márquez, Jorge Clavelo, Carlos Serrano, Reysander Fernández, Jaine Colomé, Yosvani Caballero, Hensy Muñoz, Leonel Duarte, Roberto Linares.
Stati Uniti: Tim Howard, Eddie Lewis, Steve Cherundolo, Oguchi Onyewu, Carlos Bocanegra, Heath Pearce, Michael Bradley, Pablo Mastroeni, Clint Dempsey, Landon Donovan, Brian Ching.
Parlando di calcio, colgo l’occasione per fare gli auguri di buon compleanno (in ritardo) a quello sfegatato interista di Marco ed i complimenti per i cinque anni del suo Cubanite (il nostro “Corriere dell’Avana”).
Aggiornamento: USA 1 - Cuba O. Gol di Clint Dempsey al 39' p.t. (07/09/2008)

04 settembre 2008

È finita la pacchia: tutti a scuola!

È settembre, tutti a scuola. Anche a Cuba inizia infatti il nuovo anno scolastico. Passato Gustav, da Cabo San Antonio a Punta Maisí, migliaia di ragazzi delle campagne e della città ricominceranno a studiare.
All’Avana vedremo soprattutto i piccoli della “primaria” (i sei anni delle scuole elementari), quelli della “secondaria” (i tre anni delle medie inferiori) e quegli degli istituti tecnici (tre anni). Non vedremo molto le uniformi dei licei e delle scuole d’arte che frequentano istituti nelle campagne (o comunque fuori città, come nel caso della prestigiosa Lenin) e che studiano all’interno di collegi, tornando a casa solo il fine settimana. Quindi osserveremo molte camicie bianche con gonne e pantaloni bordeaux (le elementari), ocra (le medie), marroni (gli istituti tecnici) e solamente di sfuggita quelle bianche con gonne e pantaloni azzurri (i licei) ed a quadretti, abbinati a gonne e pantaloni azzurri (le scuole d’arte).
I piccolissimi del “preescolar”, che assomigliano alla nostre primine senza il salto alla seconda classe, vestiranno la stessa uniforme delle elementari, senza però l’agognata “pañoleta”, il fazzoletto azzurro che avranno a fine corso. Dal primo anno fino al terzo infatti alle elementari si porta di questo colore, a partire dal quarto fino al sesto grado sarà rosso. Arrivati alle medie, scompare. È obbiettivamente un merito che a queste latitudini così tanti ragazzi abbiano il diritto a studiare, infatti, come è noto, la scuola è gratuita.
Per la mia famiglia questo è un anno speciale, la più grande incomincia la quarta, l’anno più difficile dell’elementari cubane, mentre la piccola entra a scuola. Non sono le uniche “straniere” della loro scuola, incontreranno bambini cinesi, coreani e vietnamiti, e come tutti gli alunni cubani riceveranno gratis i libri, alcuni quaderni e delle matite. Ai genitori spetterà rinforzarne la dieta con la merenda e pagare il “seminternado”, cioè la mensa.
L’orario è dalle 8 alle 16 e 20, dal lunedì al venerdì. S’inizia con la cerimonia del “matutino”, dove si canta l’inno della scuola, si ascoltano le ultime novità dalla direttrice ed alla fine s’intona la Bayamesa, l’inno nazionale, con l’alza bandiera del “paese dalla stella solitaria”. Poi lezioni fino a mezzogiorno, pranzo con un po’ di relax fino alle 2, poi di nuovo a studiare con le tele clases (i programmi didattici televisivi).
Alla fine sempre qualche compito, la famosa “tarea”, la delizia di mamma e papà, impegnati a tenere attenta una persona che già sta pensando di guardare i muñe (i cartoni animati) o a giocare. In mezzo a questo qualche lezione d’inglese extra, il balletto, ecc. Per la più piccola, la giapponese terribile, sarebbe ideale il tae-kwon-do (dal coreano “con le mani e con i piedi”), almeno si rilassa un po’. Però adesso che ci penso, forse il judo (la “dolce dottrina”)… beato Giovannino (Barba) che se ne sta con mammà!

02 settembre 2008

I danni di Gustav... ed un occhio ad Ike

Purtroppo, per motivi tecnici, non riesco a postare il video degli effetti di Gustav sull'Avana. Mi limiterò, quindi, a fornirvi alcune cifre. I forti venti legati all'uragano hanno provocato, nella capitale, 50 crolli di abitazioni, di cui due totali. La notizia, ripresa da Juventud Rebelde, però non specifica in quali municipi o quartieri si siano verificati. I danni alle linee elettriche sono stati ben 185, tutti risolti grazie anche all'aiuto di brigate giunte dalle altre province del paese.
Gustav nel suo passaggio sull'occidente cubano, ha stabilito il record dei venti massimi in raffica per Cuba, facendo registrare alla stazione meteo di Paso Real di San Diego (Pinar del Rio) l'impressionante velocità di 340 chilometri orari. Il direttore della stazione, Yosvany Izquiero, ha spiegato che alcune raffiche - probabilmente - hanno superato anche i 390 km/h.
Il precedente "record" era detenuto dall'uragano Fox che, nell'ottobre del 1952, fece registrare a Cayo Guano dell'Est, al sud di Cienfuegos, venti massima in raffica con una velocità di 280 km/h.
Un altro forte uragano, il 18 ottobre 1944, fecere registrare all'Avana venti con velocità di 262 km/h.
Dal 1799 al 31 agosto 2008, Cuba è stata colpita da un totale di 112 uragani, incluso il recente Gustav. Secondo uno studio realizzato dall'Istituto di Meteorologia, in questo lungo periodo, Pinar del Rio è stata colpita da 60 uragani, il municipio speciale dell'Isola della Gioventù da 52, la provincia dell'Avana da 44 e la Città dell'Avana da 40. Ovviamente, diversi uragani hanno colpito più province.
Ieri pomeriggio, invece, si è conclusa positivamente la ricerca di 5 pescatori di aragoste, dispersi con la loro imbarcazione. I cinque, sani e salvi, sono stati ritrovati nelle vicinanze della Ciénaga de Zapata.
Intanto, mentre ancora si quantificano i danni provocati da Gustav, veramente enormi nella provincia di Pinar del Rio e nell'Isola della Gioventù, nell'Atlantico, si sono formate ben altre tre tempeste tropicali, Hanna, Josephine e Ike. Le prime due non destano preoccupazioni, mentre IKE - vista la possibile traiettoria - m'impensierisce un poco. Ma, come vedete dalla foto, è ancora lontana.

01 settembre 2008

Brevissima su Gustav

Gustav è passato nel pomeriggio di sabato. Domani cercherò di postare un video, mentre oggi Stefano dovrebbe fornirvi ulteriori informazioni.
A casa mia l'elettricità è andata via sabato pomeriggio per fare ritorno solo alle 12.30 di oggi lunedì, con diversi problemi a causa della caduta di un palo della luce.
All'Avana i danni sono stati pochi. Principalmente alberi e rami caduti. Ieri pomeriggio tutti gli sfollati erano ritornati alle loro case, l'80% delle linee elettriche erano state ripristinate così come il gas di città.
Diversa la situazione a Pinar del Rio: ben 136 tralicci dell'alta tensione abbattuti e 12 della linea normale. il direttore generale dell'Unione Elettrica ha detto che il 100% delle linee è stato danneggiate.
A Cuba, Gustav ha causato 19 feriti, non i maniera grave, e fortunatamente nessun morto.
Ecco la galleria fotografica pubblicata dall'edizione odiera di Juventud Rebelde.
A domani.

31 agosto 2008

Cucina cubana: la ricetta della "fritta"

Visto che Stefano ci ha parlato della "frita cubana", risvegliando la curiosità di alcuni amici, ho pensato bene di proporvi la ricetta.
Mi è venuto in aiuto il blog "Recetas de la abuela" di Mayra Gómez Fariñas, proprietaria e cuoca della paladar "Bodeguita Criolla" nella regione centrale di Cuba, collaboratrice della rivista "Sol y Son" della Cubana de Aviacion ed autrice di un libro di cucina di prossima pubblicazione.
Ma veniamo alla ricetta per 4 persone.
Ingredienti:
276 grammi di macinato di manzo, 184 grammi di macinato di maiale, 1/2 tazza di latte, una tazza di mollica di pane, olio q.b., 2 cucchiaini di paprica e sale a gusto. Una malanga grande, in alternativa una patata grande. Quattro panini soffici rotorni, 4 cucchiaini di mostarda e 4 cucchiaini di ketchup.
Preparazione:
Bagniamo la mollica di pane nel latte e mescoliamo alle carni. Aggiungiamo la paprica, il sale e lasciamo riposare la massa in frigorifero per quattro ore. Dopo, prendiamo la massa e la dividiamo in quattro parti uguali e facciamo una polpetta con ognuna di questa. Schiacciamo le polpette. In padella con olio ben caldo le friggiamo una per volta, continuando a schiacciarle con l'aiuto di un cucchiaio, girandole di tanto in tanto. Nel frattempo, peliamo la malanga o patata, la tagliamo alla julienne e la friggiamo.
Tagliamo i panini, spalmiamo un cucchiano di mostarda ed uno di ketchup, aggiungiamo la "frita" e la malanga o patata fritta. E' da servire in piatti adornati con una foglia di lattuga...
Chi, invece, è di passaggio all'Avana potrà visitare il ristorante
Puerto de Sagua, in calle Egido entre Jesús María y Acosta, a solo due isolati dalla Estación Terminal de Trenes (Avana Vecchia), che - da qualche mese - ripropone nuovamente "las fritas".

29 agosto 2008

Gustav è nuovamente un ciclone


Da qualche ora, la tempesta tropicale Gustav, superando la soglia di 117km/h per i venti massimi sostenuti, ovvero con durata superiore al minuto, si è convertita nuovamente in ciclone, per adesso di categoria I della scala Saffir-Simpson.
I venti massimi sostenuti sono di 120 km/h con raffiche superiori, mentre la pressione centrale è scesa a a 980 millibar, con un diametro totale di 450 km. Le previsioni - purtroppo - dicono che Gustav continuerà a rafforzarsi e - come potete vedere dal grafico - dovrebbe passare per le province occidentali di Cuba, durante la notte tra sabato e domenica, .
Non sono per nulla tranquillo. Per notizie attualizzate potete consultare il sito dell'Istituto di Meteorologia Cuba o quello del National Hurricane Center.

Siamo fritti.


In questi gironi sono più attento al mangiare. Si sa, quando la moglie è in vacanza i fornelli diventano degli amici. Come vi sarà capitato, quando si gira per l’Avana si vedono un sacco di persone che camminano mangiando qualcosa. Chi il panino con il prosciutto affumicato, un altro con la pizza alta un dito, qualcuno addirittura con la “cajita” con dentro di tutto. I punti di ristoro sono infatti abbastanza e con massimo venti pesos cubani, tra mangiare e bere, si può almeno fermare la voragine nello stomaco.
Bisogna infatti dire che i cubani sono dei mangioni, con un profondo rispetto per il loro piatto unico. Potete invitarli a mangiare gli spaghetti più buoni del mondo, che generalmente conoscono solo nella versione con la salsa di pomodoro, ma dategli il classico riso e fagioli con maiale ed avrete fatto centro. Lo so, è una pietanza per un norvegese, con il caldo e l’umidità tropicale è una specie di bomba calorica, ma non c’è niente da fare. D’altronde questo crogiuolo di razze è anche un miscuglio di ricette base. Tainos, Spagnoli, Africani, Cinesi, Arabi, Americani, ognuno ha lasciato una traccia, anche se i cubani sono guidati da un amore indissolubile: la passione per il fritto.
Di questa “locura” ci parla anche il nostro maestro Ciro Bianchi Ross, indicando una pietanza molto in voga prima del ’59. Infatti, accanto ai venditori di hot dog, tamales (ecco i tainos con la loro polenta di mais), involtini primavera, ecc., esistevano molti punti vendita che servivano la cosiddetta “frita”. Per capire esattamente cos’è, me lo sono fatto spiegare da alcune persone che hanno vissuto in quel periodo. Nella ricetta più comune, si trattava in definitiva di una polpetta schiacciata, formata da un impasto di carne di vitello e maiale, che una volta chiusa tra due belle fette di pane unte con senape e ketchup, accompagnate da malanga o patata americana tagliata alla julienne, forniva la benzina per buona parte della giornata. Non era però una versione tropicale dell’hamburger americano, tanto che già da tempo imperava per le vie dell’Avana. È stata inoltre una pietanza apprezzata da tutte le classi sociali, come lo furono la carne di cavallo ed il baccalà, un tempo unica fonte nutritiva degli schiavi.
Un altro costume tipico degli avaneri, che si conserva ancora oggi in molte case, era quello di non accendere i fornelli la domenica sera e mangiare qualcosa di freddo, un panino, e quasi sempre un buon caffellatte con biscotti. Ciro Bianchi ci ricorda che l’invenzione di John Niewhof, che mentre si trovava in Brasile gli era caduto un po’ di caffé nel latte, meritandosi per questa incredibile trovata addirittura un monumento a Pernambuco, era diventata all’Avana famosissima. Tanto da suscitare nei conterranei dell’interno qualche perplessità sulle condizioni economiche delle famiglie avanere…
Tornando alla frita, una delle più buone, impastata con l’uovo, era quella della tavola calda dell’allora giovane giornalista Carlos Lechuga, all’entrata di Miramar, di fronte al ristorante Kasalta. Il nome del proprietario di questo locale non vi dirà probabilmente molto, ma Francisco Aguirre Vidaurreta, già presidente della Cassa della Previdenza Sociale dei Lavoratori Gastronomici e Ministro del Lavoro, con i fondi della cassa contribuì al finanziamento della costruzione dell’hotel Habana Hilton, l’attuale Habana Libre. Oggi il Kasalta è un ristorante economico, con un buon ambiente, decorato con immagini che ricordano gli sport olimpici. Non ha la concorrenza di nessun takeaway di fronte, ma se volete mangiare qualcosa d’asporto qui all’Avana vi segnalo un indirizzo di una tavola calda, servono ottimi panini “medianoche”, hamburger, e frullati; si trova nel reparto Flores, Playa, in calle 168 tra Quinta e Primiera. La riconoscerete da un globo rosso appeso all’esterno di una casa particular e dall’inconfondibile odore di fritto…

27 agosto 2008

Gustav si è indebolito

L'uragano Gustav, dopo il suo passaggio su Haiti, dove purtroppo ha lasciato un bilancio di cinque morti, si è indebolito ritornando ad essere una "tempesta tropicale".
I venti massimi, che ieri toccavano i 150 chilometri orari con raffiche superiori, alle 12 di oggi, come riportato dall'Avviso n. 11 di Ciclone Tropicale del Centro Pronostici dell'ISMET di Cuba, hanno fatto registrare velocità di 95 chilometri orari.
Giá nella nottata di oggi, attraversando i caldi mari dello Stretto di Colon, tra la Giamaica ed il litorale sud orientale di Cuba, Gustav potrebbe riacquistare la forza di uragano.
All'Avana, ieri pomeriggio, un fortissimo acquazzone ha creato qualche lieve disagio al traffico cittadino. Anche oggi, per il pomeriggio, si annunciano piogge intense sulla capitale ed un notevole aumento delle precipitazioni sulle province di Holguin e Guatanamo.

26 agosto 2008

L'Oriental Park di Marianao

L'Havana-American Jockey Club "Oriental Park", ovvero l'ippodromo più famoso dell'Avana, fu inaugurato il 14 febbraio 1915, nel quartiere Los Quemados, del municipio di Marianao, nelle immediate vicinanze dell'allora Calzada de San Francisco, oggi calle 100, precisamente calle 108 e 63.

Tra i fondatori e primi presidenti ci furono, John McEntee Bowman, proprietario del Westchester Country Club di Rye, New York e presidente della Bowman-Biltimore Hotel Corporation, a quei tempi proprietaria anche dell'Hotel Sevilla dell'Avana, e Harry D. "Curly" Brown, uomo d'affari, allevatore di cavalli da corse e comproprietario anche degli ippodromi Arlington Park di Chicago, Tia Juana di Tijuana, Messico, e del Laurel Park di Baltimore, Maryland.

L'ippodromo fu definito tra i "migliori delle Americhe" e sicuramente fu il preferito delle scuderie nordamericane che, nei mesi invernali, portavano i purosangue a svernare, approfittando delle miti temperature di Cuba.

L'Oriental Park non fu scenario solo di corse di cavalli, ospitò il campionato di baseball cubano 1915/16 e numerosi incontri di pugilato. Tra i più noti c'è, sicuramente, quello tra l'afroamericano Arthur John "Jack" Johnson, campione dei pesi massimi, e lo sfidante bianco Jess Willard. L'incontro, che si svolse il 5 aprile 1915 davanti a 30mila spettatori, fu vinto da Willard che, al round 26, con un destro, fulminò Johnson. Il giornalista cubano Ciro Bianchi Ross ci svela, però, un retroscena: Johnson aveva venduto l’incontro per la favolosa somma di 30mila dollari.

Il Jockey Club Oriental Park disponeva anche di un lussuoso ristorante, dove si esibivano dal vivo gli artisti più in voga del momento.

La mafia italo-americana, con Meyer Lansky, alla fine degli anni '30 ancora luogotenente di Lucky Luciano, prese il controllo della struttura, come ci racconta lo storico inglese Robert Lacey, nel suo libro "Little Man: Meyer Lansky and the Gangster Life".

Il proprietario, ufficialmente, era il deputato Indalecio Pertierra, che inoltre controllava il Cabaret Montmartre del Vedado, come scrive la giornalista Katherine Hirschfeld, nel suo libro “Health, Politics, and Revolution in Cuba Since 1898”, «Meyer Lansky e i suoi subordinati controllavano i casinò del Jockey Club e del Cabaret Montmartre insieme a cubani come il parlamentare Indalecio Pertierra». Lo stesso Pertierra aveva ricevuto da Lucky Luciano e Frank Costello - svela la giornalista - una tangente di 50mila dollari per il controllo del casinò dell'Hotel Presidente.

E sempre Pertierra che, dopo un fallito attentato a Lucky Luciano nel dicembre del 1946, ottenne che la Polizia del Palazzo Presidenziale assegnasse al capo di tutti i capi due guardaspalle.

Lo scrittore cubano Enrique Cirules, raccogliendo l'inedita testimonianza di un collaboratore di Lansky, ci racconta nel suo "La vida secreta de Meyer Lansky en la Habana", che l'ormai indiscusso re della mafia a Cuba, era solito pranzare al ristorante del Jockey Club dell'Oriental Park.

(In alto una foto del 1921 dell'Oriental Park. Sopra il Jockey Club)

20 agosto 2008

Radiocentro

Tranne le due scappate al mare, in questi giorni le nostre storie si sono ambientate nelle vicinanze della Rampa. Restiamo quindi in zona e chiudiamo un momento gli occhi e torniamo un po’ indietro nel tempo. Ci troviamo all’angolo con L, è già sera ed il vestito di lino non mitiga il caldo, tra l’altro la giacca e la cravatta non migliorano la situazione. E poi lei è in ritardo. Aveva detto alle nove davanti al Radiocentro e suo padre l’aveva lasciata uscire per andare al cinema. I commentatori, i tecnici del suono e le segretaria delle emittenti radiofoniche dell’edificio mi guardano camminare avanti ed indietro tra M e L. Mi preoccupa solo un po’ che lo faccia anche la guardia all’angolo, speriamo che non creda che abbia brutte intenzioni. Ma perché tutta questa agitazione? Ah, sta uscendo l’autista di Mestre Espinosa, il capo supremo della CMQ S.A., l’imprenditore di successo che ha appena finito di costruire il FOCSA. Con i suoi due fratelli è proprietario, o comunque ha interessi, in 23 imprese per un valore di 15 milioni di dollari. Invece di studiare italiano, dovevo impegnarmi come lui in Economia. Certo, lavorare per l’Ambar Motors del paesano di mio padre Amedeo Barletta mi permette d’invitare a cena la mia “ritardataria cronica”, ma una Laurea in Business Administration nell’Università di Yale è un’altra cosa. Chiaro, Goar Mestre ha fiuto per gli affari, i suoi canali 6 e 7 della televisione e le emittenti radiofoniche CMQ, Radio Reloj, Radio Universal e CMBF Onda Musical le seguono tutti, ma è già ricco di nascita, con un nonno addirittura sindaco di Santiago di Cuba, da dove proviene la sua famiglia di farmacisti. E poi non ha solo le radio e le televisioni, s’occupa di generi alimentari, pubblicità, cosmetici, profumi, automobili, elettrodomestici, senza dimenticare che è presidente della Fomento de Obras y Construcciones S.A. Credo però che il salto di qualità l’abbia fatto con le televisioni e forse, se questo aggeggio prenderà piede un giorno anche in Italia, sarà un buon affare: chissà se qualche paesano ci penserà… Se non sbaglio è però nel 1943 che Mestre centra l’obbiettivo, quando s’associa con Emilio Azcárraga, il futuro fondatore della messicana Televisa, e con i vecchi proprietari della CMQ superano in poco tempo la competitrice Cadena Azul de Cuba. Certo comprare questo strategico appezzamento di terreno ad Evangelina Aulet e costruire proprio qui, in L e 23, l’Edificio Radiocentro in soli 2 anni (dal marzo 1946 al marzo 1948) è stata un’altra scelta azzeccata. Però 3 milioni di dollari sono una botta! Pensandoci bene nel ’47 aveva già fatto due passi importanti: il 1. luglio l’inaugurazione di Radio Reloj ed il 23 dicembre del teatro Warner con i film della famosa casa di produzione cinematografica. Dal gennaio del ’53 ha cambiato il nome del cinema in Radiocentro, almeno così nessuno si sbaglia o si confonde con l’edificio. A proposito: quando ho detto il cinema di Mestre Espinosa non è che il padre si sia sbagliato con l’Arenal di 31 e 30 a Marianao? Ah no, eccola che arriva! Bellissima, però che strano nome le hanno dato i suoi: Yara. Non sono molti i nomi con la Y, forse sta iniziando una nuova moda. Sarà la televisione, ormai la guardano tutti e mi sa che tra poco cambieranno anche il nome all’edificio: chissà Istituto Cubano della Radio Televisione o qualche sigla simile…

19 agosto 2008

Il Coppelia e la sua storia...


Oggi parliamo del Coppelia, non il celebre balletto francese da cui prende il nome, ma della "Cattedrale del Gelato", com'è stata giustamente definita nel famoso film cubano "Fresa y Choccolate".
La gelateria Coppelia occupa, nel centralissimo Vedado, tutto l'isolato delimitato dalle strade 23, 21 L e K. Chi conosce l'Avana, sicuramente, l'ha vista e magari anche visitata. Personalmente, ci sono stato diverse volte in compagnia di moglie.
Ma ritorniamo alla storia. Nello stesso luogo, l'8 febbraio 1886 veniva inaugurato l'ospedale Reina Mercedes, chiamato così in onore della moglie di Re Alfonso XII, bisnonno dell'attuale re di Spagna Juan Carlos I di Borbone. I lavori dell'ospedale, grazie ad una donazione di 217mila pesos dei benefattori doña Josefa Santa Curz de Oviedo, don Salvador Samá Marchese di Marianao e don Joaquín Gómez, erano cominciati, con la posa della prima pietra, il 19 novebre 1880. Per l'acquisto di quel terreno così "periferico", nelle vicinanze dell'antica Batteria di Santa Clara, nell'isolato 88 dell'allora Reparto Medina, erano stati spesi appena 3mila pesos. Il primo direttore della struttura fu il dottor Emiliano Nuñez di Villavicencio y Alvarez.
Con la fine della dominazione spagnola, il nome dell'ospedale fu cambiato in "Nuestra Señora de las Mercedes" e l'amministrazione fu affidata dal Generale Leonard Wood ad "Juntas de Patronos", diretta dallo stesso Nuñez de Villavicencio.
Nel 1954 la Junta de Patronos decise di trasferire l'ospedale in un'altra zona, anche a causa della rapida urbanizzazione del Vedado. Il terreno fu venduto al prezzo di oltre 300mila pesos e l'ospedale si trasferì nelle vicinanze del Castillo del Principe, l'attuale "Comandante Manuel Fajardo".
Il 25 agosto del 1958, cominciarono i lavori di demolizione: al posto del vecchio ospedale sarebbe dovuto sorgere un lussuoso hotel di 50 piani con ben 500 stanze. Il progetto andò a rotoli con il trionfo della Rivoluzione. Al suo posto fu costruito un Padiglione del Turismo, con la riproduzione di montagne, laghi artificiali, scenari flottanti, bar ed un ristorante per 500 persone. Il Padiglione funzionò per circa un anno e dopo le sue strutture furono utilizzate per un Centro Ricreativo chiamato "Nocturnal".
Nel 1965 arrivò finalmente l'idea di costruire, in quel luogo così centrale, un'enorme gelateria. Il progetto fu affidato al talento dell'architetto Mario Girona con la collaborazione degli architetti Rita Maria Grau e Candelario Ajuria. I calcoli strutturali, invece, furono eseguiti dagli ingegneri Maximiliano Isoba e Gonzalo Paz.
La vera sfida era abbinare la grandezza dell'opera con la giusta e necessaria riservatezza. Risultato raggiunto con la costruzione di cinque piccole zone, un ampia sala centrale, divisa però in tre sezioni ed un piano alto anche questo diviso. L'edificio centrale è costruito da colonne di cemento armato, gettate sul luogo, travi prefabbricate ed un tetto circolare, la cui cupola ha ben 40 metri di luce, formato da lastre nervate e rifinito con un lucernaio di cristalli colorati che misura 4 metri d'altezza e cinque di diametro. Le travi superano le terrazze e si appoggiano nei muri che svolgono la funzione di contrafforti. Il diametro di ogni piano dei saloni superiori è di 12 metri. La costruzione durò appena sei mesi, ma con giornate di lavoro di 24 ore.
Il Coppelia, anche se non è mai stato ufficialmente inaugurato, aprì i battenti il 4 giugno 1966, con un offerta di ben 26 gusti che con tempo sarebbero arrivati a 54. Ancora oggi, nonostante sia diminuita notevolmente l'offera, in questi giorni di caldo, e a qualsiasi ora, è facile vedere lunghe code di avaneri, giovani e meno giovani, in fila per mangiare un buon gelato...

18 agosto 2008

Ci Fay...

Fortunatamente la tempesta tropicale "Fay" è rimasta tale ed il suo passaggio in territorio cubano - per quando ne so - non ha fatto registrare danni, se non forti piogge in alcune zone. Qui all'Avana, da ieri, il tempo è peggiorato e anche adesso sta piovigginando. Queste avverse condizioni metereologiche non mi hanno permesso di festeggiare come pianificato, ieri 17 agosto, il mio 31mo compleanno. Vabbè sarà per l'anno prossimo!
Sabato, invece, approfittando del bel tempo, anche troppo per i miei gusti, ho fatto un salto al Vedado per visitare l'esposizione di "Arte en la Rampa". Tanti gli oggetti di artigianato locale, più o meno belli e più o meno cari, in vendita nei numerosi stand.
Come sempre, la mia attenzione è stata richiamata dagli spazi dedicati ai libri cubani. Per 5 pesos mn ho acquistato un interessante volume dal titolo "I Cimiteri dell'Avana" della giornalista Angela Oramas, dal quale, nei prossimi giorni, vi proporrò alcune curiosità.

15 agosto 2008

Mai lamentarsi...

Dopo una bella domenica trascorsa - come annunciato - al Club Habana, dove mi sono divertito e riposato, lunedì mattina mi sono svegliato con un forte mal di gola ed alcune linee di febbre.
Pensavo ad un acciacco passeggero ma non è stato così. La febbre, nella notte di martedì, ha raggiunto i 41,4 gradi. E' il mio record personale e vi lascio immaginare come mi sentivo. Il medico di famiglia mi ha prescritto tutta una serie di analisi per scongiurare il rischio che si trattasse di dengue. Per fortuna era una "semplice" laringotracheite. Sono rimasto - ovviamente - tutta la settimana a casa e, solo ieri, la temperatura è scesa nei limiti normali. In questi giorni, ho ingerito una quantità tale di pastiglie, tra antipiretici, analgesici ed antibiotici, che il mio stomaco poteva sfidare a singolar tenzone una "maraca".
Oggi sto decisamente meglio rispetto ai giorni precedenti e sono ritornato in ufficio. Vediamo se, per la prossima settimana, riuscirò a completare questi "benedetti" post che ho in cantiere. Fortunatamente, domenica, rientrerà anche Stefano dalle vacanze in "oriente" per aiutarmi a rianimare il blog.

08 agosto 2008

Speriamo meglio

In questi giorni, i tanti impegni, di lavoro e familiari, mi hanno tenuto lontanto dal blog. Spero, per la prossima settimana, di aver un po' più di tempo disponibile per terminare alcuni post che ho in "cantiere", ormai, da tempo.
Come potete ben immaginare, all'Avana, in questi giorni, sta facendo tanto, ma tanto caldo, quasi da rendere impossibile uscire nelle ore di punta. La temperatura, anche di notte, non scende sotto i 25 gradi, mentre di giorno supera, spesso, i 32 gradi. Insomma c'è bisogno di un pò di mare!
Ieri, nel pomeriggio, per la prima volta, in compagnia di Marco, sono entrato all'area piscine del Club Havana (giá Havana Biltmore Yacht and Country Club di cui vi ho scritto tempo fa), veramente niente male. Già che bisogno di un po' di riposo e relax, mi va bene sia il mare che la piscina, ho deciso di andarci domenica con tutta la famiglia.

05 agosto 2008

Tarará

La storia del villaggio di Tarará ha inizio ai tempi della colonia, nel XVI con lo sfruttamento di alcuni giacimenti di rame presenti della zona. Proprio agli indigeni, utilizzati come minatori, si deve il nome “Tarará”, sia al villaggio che al vicino fiume. “Ta-ra-rà”, non erano altro che gli squilli di tromba delle sentinelle spagnole.
Ma veniamo alla storia più recente.
Nell’agosto 1912, tre americani residenti a Cuba fondarono la “The Tarara Land Company”, con l’obiettivo di utilizzare i terreni con un fine industriale e residenziale. La compagnia era presieduta da mister Royal S. Webster che, nel 1927, realizzò le prime quattro abitazioni, tipo bungalow, dove stabilì la sua residenza. Nello stesso anno veniva fondato il Yacht Club, che sarebbe stato uno delle principali attrazioni del futuro insediamento.
Negli anni quaranta, periodo d’oro degli investimenti immobiliari, la compagnia vendette i terreni ai soci del Club e si costruirono 525 case, dando vita ad una zona residenziale privata.
L’esclusività e la tranquillità, insieme allo sviluppo delle strade di comunicazione, come la costruzione della Via Monumental e il Tunnel della Baia dell’Avana, ne fecero il luogo di rifugio prediletto della media borghesia della capitale.
Furono costruite opere sociali, sportive e ricreative, finanziate dai residenti, come un campo di squash, uno di softball, una piscina ed il club ippico, situato nel luogo occupato oggi dalla Plaza Martiana. Il supermercato ed il drive-in, invece, erano all’ingresso del quartiere.
Al centro del quartiere c'era il Club de Asociados, con due piani, con ristorante, bar ed un negozio di generi alimentari. Lo spazioso portale era utilizzato per le attività collettive. Al secondo piano, invece, c’era l’abitazione di Mr. Webster. Nelle vicinanze c’era il Ranchón, con il bar e il bowling.
I due edifici erano ben collegati con il molo, il più sicuro dell’Avana, a detta di Ernest Hemingway, che spesso attraccava con il suo “Pilar”.
Nell’anno 1953 venne costruita la chiesa, finanziata da Webster ed i residenti. Era dedicata a Sant’Elena, patrona di Tarará ed ogni 15 agosto venivano realizzate processioni in terra ed a mare. Tarará aveva anche un suo giornale, si chiamava “El Macao” e raccoglieva i fatti di cronaca locale.
Alla morte di M. Webster venne costruito in parco che, al suo centro, aveva un suo busto.

Tra i tanti, anche il presidente della Repubblica, Carlos Prío Socarrás aveva una casa a Tarará.

02 agosto 2008

Ah, l'amore!

Dopo un periodo di sosta, dove il Direttore ed io abbiamo rischiato di fare la fine di Cafunga, torniamo a scrivere. Diciamo intanto che Cafunga era un liberto africano che di professione saliva sulle palme a prenderne i frutti. Un lavoro difficile e pericoloso, infatti Canfunga cadde estenuato e morì sul colpo. Per consolarci, e perché non vogliamo morire per il lavoro, raccontiamo quindi una grande storia d’amore, un vero dramma strappalacrime e come dicono qui, un culebrón. I protagonisti sono Catalina Laza del Río Noriega e Juan Pedro Baró. Lei appartiene ad una ricca famiglia di patrioti e con le quattro sorelle è famosa per la bellezza dei suoi grandi occhi azzurri, la pelle di madreperla e l’incantevole presenza. Don Juan è ricchissimo, proprietario nei primi anni della Repubblica di ben tre centrales. Si conoscono nelle aristocratiche sale da ballo di Parigi e scocca immediatamente l’amore. Il problema è che lei è sposata dal 1898 con Pedro Luis Estévez Abreu, figlio della patriota Marta Abreu e del Vicepresidente della Repubblica Luis Estévez , mentre lui è coniugato con Rosa Varona con cui ha una figlia. Immaginatevi quindi la situazione, perché a quei tempi Cuba era un po’ più rigida da questo punto di vista. Infatti la storia rimane segreta, finché una zia dello sposo assolda un investigatore privato che scopre gli amanti in flagrante mentre si trovano in una suite dell’hotel Inglaterra. Catalina chiede lo scioglimento del matrimonio, ma lo sposo si nega. La coppia d’innamorati decide allora di rendere pubblico il loro amore. Una sera entrano in un teatro ed a poco a poco tutti i presenti abbandonano lo spettacolo. Dal palco gli attori, davanti alla commovente scena di Don Juan che in silenzio accarezza Catalina in lacrime, decidono di continuare la funzione solamente per loro. Per ringraziarli la donna lancia sulla scena tutti i suoi gioielli. Lo scandalo è enorme, il marito accusa Catalina di bigamia e la coppia abbandona il paese trasferendosi a Parigi. Nella città dove era nato il loro amore, protetti dalle leggi francesi, si sposano vivendo in una lussuosissima casa. Però alla coppia l’accusa di bigamia e la forzata decisione di lasciare Cuba non piace. Si presentano quindi in Vaticano, dove il Papa decide lo scioglimento di quel matrimonio ormai di fatto inesistente. Nel 1917 il Presidente della Repubblica Mario García Menocal firma la tanto attesa legge ed i due innamorati decidono quindi di ritornare all’Avana dove registrano il primo divorzio della storia cubana. Don Juan Pedro Baró regala alla sua dolce metà una casa che entrerà negli annali dell’architettura avanera. Contratta infatti lo studio degli affermati Evelio Govantes y Félix Cabarrocas che disegnano il progetto di una villa tra Paseo e 17. I lavori iniziano nel 1922 e terminano nel 1927, lasciando stupefatti i residenti del Vedado. È in uno stile eclettico, con la facciata rinascimentale ed interni Art Déco, con molti riferimenti all’antico Egitto, da dove si dice provenga anche la sabbia usata per il rivestimento delle pareti. Il padrone di casa ha chiamato da Parigi i migliori decoratori dell’epoca, tra cui il famoso René Lalique, che anni dopo realizzerà il monumentale panteon fatto costruire da Baró per sua moglie nel Cimitero di Colón. Nonostante le sofferenze e l’amarezza provate, Juan Pedro Baró dimostra d’essere un signore sotto i tutti i punti di vista e per l’inaugurazione invia a tutti gli invitati un gioiello unico, accompagnato da quadri di famosi pittori cubani. Nel giardino di questo superbo palazzo crea un roseto speciale, La Enamorada, dove cresce una rosa gialla, rotonda e con i petali molto chiusi, che porta il nome della sua amata Catalina. La felicità non dura però per molto tempo perché il 3 dicembre 1930 la bellissima, dagli incantevoli occhi azzurri, muore tra le braccia del suo Juan. Al funerale gli uomini partecipano in frac e le dame in lungo; Catalina è sepolta come una nobile egizia: indossa tutti i suoi gioielli. Quando dieci anni dopo Don Juan la raggiunge, si fa seppellire in piedi, a guardia della sua regina.
Negli anni ’40 la casa è ereditata dalla figlia di Pedro Baró, poi, alla fine dei ’50 diventa la residenza dell’ambasciatore francese, in seguito, passa ad essere la Casa Cuba – URSS, infine nel 1995 viene trasformata nella Casa dell’Amicizia e della Solidarietà di Cuba ed i Popoli. Alla sera è un buon locale, dove si può cenare e con spettacoli di varietà nel grande giardino.