15 settembre 2008

Para...guai.

Dopo il passaggio degli uragani, inizia la ricostruzione, che metterà a dura prova l’impegno delle istituzioni cittadine. Prendiamo quindi spunto per vedere com’era l’amministrazione comunale nel passato. Come abbiamo già notato gli amministratori avaneri dei secoli scorsi non si sono contraddistinti tutti per la loro onestà. D'altronde il posto di sindaco, o di consigliere comunale, di una delle città più ricche del mondo era sicuramente ambito e tentatore. Bisogna infatti pensare che, per importanza, la nomina a primo cittadino della Capitale, era seconda solamente a quella del Presidente della Repubblica. Tra tasse, contributi e tributi, le casse comunali erano sempre piene, con una straordinaria autonomia di gestione. Per questo motivo, per esempio, il presidente Estrada Palma destituì nel 1906 i sindaci che non appoggiavano la sua rielezione; nel 1952, Batista levò di mezzo quelli che si rifiutarono di giurare lo Statuto con cui intendeva legalizzare il suo colpo di stato del 10 marzo; arrivando a Gerardo Machado, che con un colpo di spugna, abolì nel 1931 il comune e l’elezione per suffragio del sindaco, inventandosi un Distretto Centrale con a capo una persona designata dallo stesso presidente, che durò fino alla caduta della dittatura, avvenuta nel 1933. Il comune dell’Avana ha però saputo dimostrare anche il proprio valore, come nei giorni dell’occupazione da parte delle truppe inglesi al comando del Conte de Albermale (1762-1763), esigendo dagli invasori il rispetto per le persone e per i beni; oppure contrastando la stessa Corona di Spagna, impugnando nel 1551 le disposizioni del re sul valore della moneta.
I primi due sindaci ricordati dalle cronache storiche sopravvissute, sono quelli nominati nel 1550, ossia Juan Rojas y Pero (Pedro) Blasco. Sebbene poi nei secoli i metodi siano cambiati, a quel tempo era infatti abitudine degli avaneri riunirsi il 1° gennaio nella piazza pubblica ed eleggerne due. Questi esercitavano l’incarico parallelamente e con identici poteri. Probabilmente i primi abitanti dell’Avana non avevano tutti i torti, perché uno controllava l’operato dell’altro (a meno che, per la par condicio…).
L’ultimo del periodo spagnolo fu il Marchese de Esteban che esercitò il suo mandato dal giugno del 1898 al primo gennaio 1899, lasciando il posto al prefetto Lacoste che ricevette la gestione direttamente dalle mani delle truppe americane. Il 16 giugno 1900, il generale dell’Esercito Libertador, Alejandro Rodríguez, a cui eressero un monumento in Paseo y Linea, fu il primo sindaco eletto con suffragio universale. Uomo d’azione, non resistette molto alla scrivania e tornò nelle forze armate.
Nel tempo si succedettero uomini onesti e meno, tanto che un improbabile “Fiscal” Antonio de Pedro, avrebbe avuto qui il suo bel daffare. In Comune lavorarono però anche uomini integerrimi come Miguel Mariano Gómez, che costruì l’Ospedale Infantile América Arias, dal nome della madre, conosciuto ancora oggi come Maternidad de Línea, in calle G y Linea, e che a fine mandato lasciò quattro milioni di pesos nelle casse comunali. Oppure Manuel Fernández Supervielle che si sparò per onore, rendendosi conto che non avrebbe potuto mantenere la promessa di costruire il nuovo acquedotto, risolvendo il problema idrico dell’Avana.
Un fatto curioso è quello capitato a Justo Luis del Pozo, l’ultimo sindaco della capitale, legato politicamente a Batista, che nel 1952 gli aprì la strada per il Comune. I figli del sindaco s’occupavano intanto della Sanità e dell’Educazione cittadina. Sembra però, che nonostante l’importante sostegno politico di cui godeva, la notte del 31 dicembre 1958 al sindaco scappò qualche dettaglio. Si recò infatti nella cittadella militare di Columbia, fece gli auguri al Presidente, un brindisi e se ne andò casa sua, in un edificio di Linea y O. Durante la notte una telefonata l’avvisò che Batista era fuggito. Non si scompose, riempì la valigia, prese l’ascensore e dopo dieci secondi entrò in Paraguai: due piani più sotto si trovava infatti l’ambasciata del paese sudamericano.

2 commenti:

nino ha detto...

stefano,perdonami,ma se l'ultimo sindaco de la avana si perde nell'anno 1958,oggi chi amministra questa grande città?

Anonimo ha detto...

Caro Nino, è un piacere risponderti. Per quanto riguarda el trabajo voluntario è appunto volontario. Semmai un lavoratore si sente in obbligo nei confronti dei suoi compagni, o della cuadra (l'isolato) o del barrio (il quartiere) ecc. ecc. È un po' come fare una colletta per un compleanno e non metterci niente. L'altra domanda sul sindaco: ai giorni giorni ci pensa il Presidente del Poder Popular de la Ciudad de La Habana e scherzando, ma non troppo, per quanto riguarda L'Avana Vecchia, anche l'Historiador Eusebio Leal. Ciao, Stefano.