30 giugno 2008

Caruso all'Avana

Enrico Caruso arrivò all’Avana il 5 maggio 1920 a bordo del vapore Miami. Aveva 47 anni ed era il tenore più famoso del mondo.
Sul molo lo aspettavano un gruppo d’italiani residenti a Cuba, un incaricato del presidente della Repubblica, l’impresario italiano Adolfo Bracale, il soprano Gabriella Bensanzoni, una banda di musica che intonava “Vesti la giubba” e tanti curiosi, tra cui fotografi e giornalisti.
Caruso sbarcò per primo, accompagnato dal segretario Bruno Zirato, dal maggiordomo Mario Fantini e dal direttore musicale Salvatore Fucito. (La foto lo ritrae sul molo dell’Avana appena sbarcato).
Per Bracale, portare Caruso a Cuba non era stata un’impresa facile. Prima il grande tenore aveva rifiutato e successivamente, dopo tante insistenze, sperando forse in una rinuncia, aveva chiesto 10mila dollari ad esibizione. Bacale però accettò e fu firmato il contratto: 8 esibizioni da 10mila e due mattinée da 5mila, totale 90mila dollari.
All'Avana, Caruso si sistemò al Grand Hotel Sevilla, dove il suo maggiordomo diede immediatamente disposizione di sostituire le lenzuola di cotone con quelle di lino che il tenore portava con sé.
Tra i tanti incontri mondani, Caruso fu ospite dei coniugi Pennino, importatori di marmi italiani, e del presidente Mario García Menocál, con cui trascorse un giorno in campagna nel podere “El Chico”. Visitò Cienfuegos e Santa Clara, ed in ogni città tenne un concerto
Il prezzo del biglietto per vedere Caruso era di 25 pesos a poltrona e, al mercato nero, si rivendevano a 60. Venticinque pesos erano, allora, lo stipendio medio di un operaio.
Tra gli aneddoti più famosi dei due mesi di permanenza a Cuba di Caruso, c’è sicuramente quello della bomba al Teatro Nazionale dell'Avana.
La bomba scoppiò durante un matinée: Enrico Caruso con Gabriella Bensanzoni occupava la scena con la “Aida" di Giuseppe Verdi. Il tenore logicamente interpretava la parte di Radames e vestiva una tunica enorme color coleottero con riflessi verdi, quando scoppiò la bomba.
Così il famosissimo scrittore cubano Alejo Carpentier racconta l’accaduto:
«Caruso, che era molto pauroso, si spaventò terribilmente, uscì dalla porta in fondo al teatro e cominciò a correre, alle tre del pomeriggio, per tutta Calle San Rafael.
Percorsi due isolati, un poliziotto (...) lo afferra violentemente per la mano e dice:
"Che sta succedendo? Non siamo a carnevale per andare travestiti per strada!"
Allora Caruso, che non parlava spagnolo, cominciò a dire: " Io non sono vestito da carnevale, sono un grande tenore... vestito da Radames., io sono il tenore Caruso!"
Ma il poliziotto non capiva e fissando Caruso gli gridò: "Eh, inoltre travestito da donna? Al commissariato di polizia!"
Il povero Caruso dovette essere liberato dall’ambasciatore del suo paese
».
Sull’incidente esistono almeno due versioni. Per Carpentier, la bomba fu lanciata nella fossa dell'orchestra a causa dello scontento della situazione economica cubana. L’altra, più ricca di dettagli, attribuisce l'esplosione ad un gruppo di anarchici che avrebbero pagato, ad un bimbo, la somma di 40 centesimi affinché collocasse un petardo in uno dei bagni dello stabile.
Quello stesso bimbo, molti anni dopo, avrebbe svelato la storia della bomba allo scrittore Eduardo Riberño, quando - parlamentare e ministro - era uno dei papabili candidati alla presidenza per le elezioni del 1948. Si chiamava Luis Pérez Espinos e fu ministro dell’Educazione del governo del presidente Grau San Martín.

3 commenti:

pumario ha detto...

Bella questa rievocazione della visita del grande tenore Caruso, sarebbe normale cronaca ma tu dipingi con la penna e ne fai un ritratto contemporaneo. Rimango nella convinzione che qui (in Italia) abbiamo perso una penna aristocratica, in compenso Cuba ne ha acquisita una e avrei piacere di sapere se fai solo traduzioni per il Granma o scrivi qualche articolo, grazie comunque per le belle paginate.

Anonimo ha detto...

Caro Direttore, mi unisco ai complimenti di Pumario e mi sembra di vedere Caruso scappare impaurito... Per il messaggio personale che mi ha inviato sull'articolo riguardante Hornedo, colgo qualcosa di familiare, d'italiano, nel personaggio, ma non vado oltre...
Suo devoto, Stefano

Massimo Barba ha detto...

Siete entrambi troppo buoni...
Mario, per il Granma faccio solo traduzioni. Ci sono alcune idee con un quotidiano italiano ed ho in cantiere un progetto editoriale con il buon Stefano... staremo a vedere!